L’estate dell’Odissea
BEST OF APPUNTI - La recensione di Gloria Origgi, il saggio di Christian Raimo e Lucio Del Corso, le poesie di Giulio Guidorizzi: ragionare sul film di Nolan
Odisseo è come Oppenheimer: il paragone lo ha fatto Nolan stesso. Il trick, l’inganno e l’invenzione – la metis come la prima tecnologia – hanno distrutto una civiltà, e l’inventore non riesce più a tornare a casa perché a casa dovrebbe guardare in faccia ciò che ha fatto
Lucio Del Corso e Christian Raimo
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In questa torrida e troppo lunga estate, con il suo film Christopher Nolan ci ha portato a leggere o rileggere l’Odissea, a ragionare sul significato del poema di Omero e delle sue mille riscritture nei secoli.
Appunti ha pubblicato una serie di contributi che discutono i temi del film e non solo.
Li trovate qui sotto, con i testi di Giulio Guidorizzi, grande grecista e amico di Appunti che qualche anno fa ha raccontato l’Odissea per Einaudi nel libro Ulisse - L’ultimo degli eroi.
Le sirene
Ascolta il nostro canto,
marinaio o pilota, e non soltanto
quando passi accanto a questi scogli,
ascolta la voce che ti arriva
nell’improvviso silenzio dell’anima
quando il vento si placa
la bonaccia spiana l’onda
quando la nave è immobile
sopra la distesa inerte
e i marinai faticano sui remi
ascolta il nostro canto
quando la vita ti stanca
e troppo lontana ti pare la meta,
dovunque la tua Itaca si trovi.
Non è l’oblio o la morte questo canto
non è smarrire la ragione.
Ascoltaci, noi ti riveliamo
ciò che non hai mai visto di te stesso
i volti che hai amato e poi perduto,
i tuoi sogni smarriti nella notte
come aliti di vento
e il tuo gran desiderio di tuffarti
nell’azzurro profondo
senza riemergere
Giulio Guidorizzi
La recensione di Gloria Origgi
L’Odissea e la colpa occidentale
L’Ulisse di Nolan è troppo tormentato, troppo responsabile, troppo moderno insomma, per evocare l’età incantata del Bronzo. Ma il bello dei classici è che si possono interpretare all’infinito, attualizzare, rileggere, e che a nessuno è data l’ultima parola su quella che era l’intenzione di un cantore forse nemmeno esistito più di tremila anni fa.
Argo
Non era che un cane
Vecchio, pieno di pulci e zecche
E cercò del letame per morire.
Aveva aspettato vent’anni
E vent’anni sono tanti per un cane.
Già l’ultima scintilla di luce
Si copriva d’ombra a poco a poco
Ma d’improvviso percepì il suo odore
Mai dimenticato per tant’anni
E con l’ultimo frammento di luce
Vide una Lacrima
Scendere sul viso di un Vecchio mendicante
Chinato sopra lui.
Così morì il cane Argo
Giulio Guidorizzi
Il saggio di Lucio Del Corso e Christian Raimo
Questo è uno degli articoli più apprezzati di sempre su Appunti, non perdetevelo: un lungo saggio di 47.000 battute che vale tutto il tempo che richiede, credetemi
La politica dell’Odissea
Il senso politico del film è semplice e potentissimo. Violare il diritto internazionale è la fine della nostra civiltà, ed è colpa nostra. Gaza, l’Iran, l’Ucraina, l’Afghanistan, il Vietnam, il nostro Mediterraneo… il film racconta la potenza vincitrice come i tremendi spaventosi popoli del Mare, come la forza che viene dall’acqua e disfa le città. Ecco: quella potenza distruttrice siamo noi
Il ritorno di Telemaco
a Piero Boitani
Azzurra e bianca scivola la vela
verso il chiaro orizzonte
dove l’ombra della mia terra si disegna,
il mare percorso dai venti
si apre frusciando sotto la chiglia
spruzzi di spume inquiete
mi bagnano il viso.
Mio padre l’ho cercato tra le strade
viola di questo mare,
tra le scogliere, i promontori ignoti,
sino alla reggia di Nestore
e alle case ben costruite di Sparta.
Nessuno sa, certo le sue ossa
si disfano disperse sulla riva
di qualche isola ignota
e la gloria di Ulisse
si è consunta con loro,
oppure l’abisso del mare
lo abbraccia muto
insieme alle sue gesta,
dimenticate e vane,
nessuno che lo ricordi e che lo pianga.
Solo, tra nemici,
arrivo alla mia Itaca,
non avrò la voce di un padre a salutarmi.
Angosciato Telemaco s’avvia
per l’erta di sassi,
con un gran vuoto nell’anima
e vuota è anche la strada
se non per due figure
a mala pena visibili a distanza
il suo vecchio porcaro
e accanto uno straccione forestiero
Giulio Guidorizzi
La stroncatura
L’Odissea di Nolan, non quella di Omero
L’Odissea di Nolan era destinata fin dall’inizio a essere uno spettacolo. È un’Odissea pensata per il pubblico che adora Game of Thrones e Vikings, le apocalissi zombie e i film di mostri. Ha ben poco di omerico e nulla dello spirito greco. Ma è l’Odissea di Nolan, non quella di Omero.
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