Hollywood slopaganda
Da Vannacci imperatore all’Odissea di Musk, l’IA generativa sposta il confine tra satira, propaganda e realtà
Immagini di esecuzioni simboliche, di miracoli digitali, di riscritture etniche di classici letterari abituano l’occhio a un immaginario dove il confine tra iperbole satirica, propaganda e semplice capriccio del potente di turno si assottiglia sempre di più, proprio perché lo stile è spettacolare e pensato apposta per essere condiviso
Andrea Pennacchioli
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Andrea Pennacchioli è giornalista del TgLa7 e conduttore di Omnibus. Per Paesi Edizioni ha appena pubblicato Verosimile. Perchè non sai più distinguere i fatti dalle bugie (e non è colpa tua). Visto il successo del suo primo pezzo per Appunti, gli abbiamo chiesto di approfondire i temi del libro che sono particolarmente attuali.
Diceva Gustave Le Bon, universalmente riconosciuto come fondatore della psicologia delle folle, che le masse non hanno mai avuto sete di verità: “Davanti all’evidenza che le disturba si voltano altrove, preferendo adorare l’errore se questo le seduce”.
Correva l’anno 1895.
Uso queste parole per aprire il mio libro Verosimile. Perchè non sai più distinguere i fatti dalle bugie (e non è colpa tua) (Paesi Edizioni).
Ed è con questa frase in testa che vale la pena guardare ai video dell’ex generale, quelli in cui Roberto Vannacci si siede su un trono digitale del Colosseo, in tunica da generale romano, accanto a versioni sintetiche di Giorgia Meloni vestita da imperatrice e di Ignazio La Russa.
Sotto di lui, legati nell’arena: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi, Laura Boldrini. Pollice verso, fine della scena.
Oppure, in un’altra puntata della stessa fiction, Giorgia Meloni che consegna al nostro eroe il fascio littorio come segno di comando, in un cerimoniale che definire discutibile è un eufemismo.
Le opere, otto in totale, sono state generate con Grok AI (per la felicità di Elon Musk) e firmate da un account chiamato “VANESSAI”: stessa ambientazione da antica Roma, stessa colonna sonora presa a prestito dal Gladiatore di Ridley Scott, stessi avversari politici raffigurati tristi e prigionieri. Un franchise, più che un video, con la coerenza produttiva di una saga cinematografica a basso budget e alta viralità.
Postati dall’utente “Robertus Vannaccius” e poi ricondivisi dal leader di Futuro Nazionale sul proprio profilo Instagram, questi contenuti sono un capolavoro di sobrietà istituzionale, se non fosse che si tratta di filmati in cui un generale in pensione ordina virtualmente di uccidere i propri avversari politici, cosa che è bastata a scatenare un durissimo scontro con le opposizioni.
Gli studiosi dei media hanno già un nome per questo genere di produzione: slopaganda, crasi di AI slop, la sbobba digitale prodotta dalle IA generative, e propaganda. Il termine indica la produzione seriale di contenuti grotteschi e iper-reali.
Non è un episodio isolato, ma una serie: nei giorni precedenti erano già circolati reel sintetici ambientati nell’antica Roma, nei quali slogan sulla sicurezza dei confini si alternavano a immagini di folle patriottiche perfettamente ordinate.
Il Colosseo con l’esecuzione simbolica è semplicemente il punto in cui la serie ha rotto la soglia di attenzione pubblica, non il suo inizio.
E viene naturale chiedersi, con una punta di malizia da critico cinematografico, perché tra i tanti video del Vannacci-romano circolati nel tempo sia stato proprio l’ultimo a incendiare il dibattito politico: forse perché la sceneggiatura è passata da arringare la folla in costume a ordinare la morte dei nemici con tanto di pollice verso, un salto drammaturgico quasi shakespeariano, se solo Shakespeare avesse avuto un prompt invece di una penna d’oca.
Le opposizioni, va detto, non l’hanno presa come un simpatico meme da controllo remoto. Angelo Bonelli ha sostenuto che il video potrebbe integrare i presupposti dell’articolo 612-quater del Codice penale. La norma punisce chi cagiona un danno ingiusto diffondendo senza consenso contenuti generati o alterati con l’IA e idonei a ingannare sulla loro autenticità. Spetterà eventualmente alla magistratura valutare se nel caso concreto ricorrano questi presupposti.
Giuseppe Conte lo ha definito un messaggio che incita alla violenza e rischia di infiammare i più fanatici. Dall’altra parte, la linea difensiva resta quella classica: il video nasce da un account terzo e viene solo rilanciato, distinzione tecnicamente vera che però non spiega perché valga la pena condividerla con milioni di follower.
Ed è significativo che, nel frattempo, Giorgia Meloni ed Elly Schlein siano arrivate ad accordarsi per non usare video deepfake nella campagna elettorale: un patto che suona quasi come una tregua tra due eserciti che sanno benissimo quanto sia facile, ormai, produrre munizioni sintetiche.
Immagini per tutti
Ed è qui che Le Bon torna utile, aggiornato ai tempi dei modelli generativi: le masse non chiedono verità, chiedono immagini che confermino ciò che già sentono, e la slopaganda è la macchina perfetta per fornirgliele su scala industriale.
Non serve più uno studio di produzione, bastano un prompt e pochi minuti per sfornare un contenuto iper-realistico, il che abbassa il costo della disinformazione quasi a zero e ne moltiplica il volume: non un video isolato da commentare, ma un flusso continuo da cui è difficile persino uscire per respirare.
Se Vannacci ha scoperto la formula, il vero maestro del genere resta oltreoceano. Donald Trump, secondo chi studia il fenomeno, ha reso la slopaganda un vero e proprio stile di governo: solo nel 2026 ha superato le duemilasettecento pubblicazioni su Truth Social, quasi venti al giorno, quasi la metà delle quali corredate da immagini o video, trasformando il proprio profilo in un flusso continuo di spettacolo sintetico fatto di vittorie militari immaginarie, iconografia religiosa e progetti faraonici mai esistiti.
Kathleen Hall Jamieson, direttrice dell’Annenberg Public Policy Center, ha osservato che questo tipo di contenuti amplifica la sua figura e sminuisce quella degli avversari, prolungando sullo schermo la stessa retorica che prima affidava soltanto alla voce.
Tra i pezzi più memorabili del suo repertorio ci sono un video in cui si è raffigurato in abiti sacri mentre stende la mano su un malato circondato da bandiere e aquile, un montaggio in cui si trasforma in un’intera banda mariachi mentre incorona metaforicamente un avversario politico, e persino un cortometraggio musicale che immaginava Gaza trasformata in una località turistica di lusso, con lui stesso e Netanyahu a bordo piscina.
Quel video, va detto per correttezza, l’autore originale lo aveva pensato come satira feroce del progetto, non come propaganda a favore, ma una volta ripubblicato dalla Casa Bianca la satira si è capovolta in messaggio ufficiale.
Quando gli è stato chiesto conto di un filmato reale che lo ritraeva in una situazione imbarazzante, ha semplicemente risposto che doveva trattarsi di un’intelligenza artificiale: la stessa tecnologia usata per produrre disinformazione diventa comoda anche per negare la realtà quando è scomoda, un cortocircuito che gli osservatori considerano, se possibile, ancora più insidioso della slopaganda stessa.
E se Trump ha industrializzato la propaganda visiva, Elon Musk sta provando ad andare oltre, puntando dritto al cinema.
Dopo mesi passati a criticare le scelte di casting del regista Christopher Nolan per il suo Odyssey, accusandolo di aver preferito attori non bianchi per timore di essere tacciato di razzismo, Musk ha annunciato che la sua intelligenza artificiale Grok Imagine realizzerà, entro la fine dell’anno, un lungometraggio interamente sintetico dell’Odissea, definito “storicamente accurato e fedele all’arte di Omero”.
Il dettaglio comico, che agli storici non è sfuggito, è che l’Odissea è un poema mitologico pieno di ciclopi, maghe che trasformano marinai in maiali e mostri a sei teste: pretendere accuratezza storica da un racconto di fantasia è un po’ come promettere un documentario naturalistico su unicorni e draghi.
Musk ha condiviso come prova un trailer di tre minuti realizzato da un utente con Grok Imagine, in cui i protagonisti sono sostituiti da controfigure generate dall’IA, tutte rigorosamente bianche, coerenti con la sua battaglia contro quello che considera un eccesso di diversità nel cinema hollywoodiano.
Nolan, dal canto suo, ha liquidato le polemiche definendole irrilevanti, sostenendo che certe discussioni nascono sempre prima che qualcuno abbia effettivamente visto il film.
Non è la prima incursione di Musk nel territorio della slopaganda personale: negli ultimi mesi ha condiviso video generati con la stessa tecnologia che lo ritraevano bambino, ricostruendo in movimento vecchie fotografie di famiglia, oppure ha diffuso clip con il volto di attrici famose innestato su corpi digitali per pubblicizzare i progressi tecnici della piattaforma.
Il filo che unisce il trono romano di Vannacci, l’Odissea revisionista di Musk e i miracoli in costume di Trump è sempre lo stesso: la capacità dell’intelligenza artificiale di trasformare un’opinione, un rancore o un capriccio personale in un’immagine iper-realistica pronta per la condivisione, capace di generare più engagement di qualsiasi comunicato ufficiale.
La zona grigia
È l’effetto normalizzazione di cui parlano gli studiosi: immagini di esecuzioni simboliche, di miracoli digitali, di riscritture etniche di classici letterari abituano l’occhio a un immaginario dove il confine tra iperbole satirica, propaganda e semplice capriccio del potente di turno si assottiglia sempre di più, proprio perché lo stile è spettacolare e pensato apposta per essere condiviso.
A questo si aggiunge la comoda zona grigia della responsabilità: un fan pubblica, il politico o il miliardario rilancia, e nessuno ha creato nulla in senso stretto, ma tutti incassano l’attenzione. Il risultato più insidioso resta il logoramento della realtà condivisa: quando ogni fazione, ogni leader e persino ogni uomo più ricco del mondo può produrre in tempo reale la propria mitologia visiva, il pubblico perde i riferimenti per distinguere satira, propaganda e fatti, terreno ideale per la polarizzazione.
L’uso di IA generativa per satira politica non è di per sé reato né esclusiva di una parte e stabilire il confine tra satira legittima e incitamento spetta ai giudici, non ai commentatori.
Resta il fatto che, imperatore romano o marinaio dell’Egeo, capitano d’industria o generale in pensione, quel pollice verso digitale e quella nave sintetica diretta verso Itaca dicono qualcosa di molto reale su dove sta andando la comunicazione del potere: sempre più teatro, sempre meno sete di verità, esattamente come profetizzava Le Bon oltre un secolo prima che qualcuno inventasse il prompt.
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La scuola dovrà attrezzarsi per scongiurare che l'intelligenza artificiale sosvrasti quella umana. Gli studenti ricorrono ad essa per ogni piccolo quesito, per svolgere compiti, per fare approfondimenti, per costruire Power point. L'intelligenza artificiale struttura, come si sa, ogni passaggio: dalla ideazione al risultato concreto. Lasciare compiti per a casa non serve più a niente. Occorre lavorare in classe
magari usando, saltuariamente, l IA
Le materie umanistiche dovranno essere valorizzate , oggi più che mai , perché fondano la creatività, l'empatia e il pensiero critico.
Quello che non capisco, è perché non si possa usare questa “arma” contro gli stessi propagandisti. Non è probabile che se la rete fosse invasa di materiale che mostra questi “eroi” comportarsi in modo considerato discutibile dalla loro base -posto che gridare al lupo non sarebbe più producente- questo fenomeno si autolimiterebbe? Chiedo.