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Nel cuore di Hezbollah

IN LIBANO CON GRETA CRISTINI A Nabatiyeh, tra miliziani, civili e rovine, per capire la guerra con Israele, il legame con l’Iran e il consenso nella comunità sciita - Foto di Pierluigi Giorgi

Mentre mi trovavo a Nabatiyeh, a qualche centinaio di metri, un’auto civile che passava dentro una strada parallela a quella principale – sconsigliata al passaggio, perché sotto tiro dell’IDF – è stata carbonizzata. La città è considerata uno dei punti più caldi del fronte sud perciò non potevo trascorrervi molto tempo e, soprattutto, non potevo girarla liberamente senza un locale che mi indicasse dove potermi muovere in sicurezza

Greta Cristini

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Nel cuore di Hezbollah

Dahiyeh, periferia sud di Beirut, 7 luglio 2026. - Celebrazioni del popolo di Hezbollah per i funerali della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Foto di Pierluigi Giorgi

di Greta Cristini

«Prega per noi», così mi ha salutato un ufficiale di Hezbollah da una collina di Nabatiyeh, città del sud del Libano a ridosso della Linea Gialla stabilita da Israele nell’aprile del 2026.

Dall’altura su cui lo abbiamo lasciato prima di rientrare a Beirut – io, Pierluigi, il fotografo e il mio fixer – si scorge il Monte Ali al-Taher, avamposto strategico per il controllo dell’intera regione sud-orientale già occupato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dal 1982 al 2000, a poca distanza dal Castello di Beaufort, conquistato dall’IDF il 31 maggio scorso.

A occhio nudo, il terreno di quella collina appare annerito. È quello che ci viene indicato come l’effetto delle bombe al fosforo con cui gli israeliani l’avrebbero battuto prima di occuparne le case.

Da quell’altura le forze israeliane starebbero tentando di penetrare nella vallata e nei tunnel che la percorrono, dove sono asserragliati i miliziani di Hezbollah, che finora pare riescano a impedirlo. Dalla stessa posizione, però, tengono sotto scacco Nabatiyeh, colpendola ripetutamente.

Oltre che una posizione strategica, questa città ha una valenza simbolica.

Il 26 maggio 2000, il giorno dopo il ritiro dell’esercito israeliano dal Libano meridionale, nel suo celebre discorso pronunciato allo stadio di Bint Jbeil, Sayyed Hassan Nasrallah, il leader politico e religioso di Hezbollah, affermò: «Questo Israele è più debole di una ragnatela», una dichiarazione che divenne simbolo della resistenza in Libano.

Lo stadio è stato bombardato nell’aprile 2026 dall’IDF che ora mira a riprendersi i luoghi da cui si è dovuto ritirare nel 2000.

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