Caldo nucleare
La crisi climatica e le alte temperature rendono più difficile usare anche i piccoli reattori che il governo vorrebbe per l’Italia, costruiti con i francesi
Tra tanti rulli di tamburi per gli accordi italo francesi sul nucleare, resta il problema di fondo: ammesso che gli italiani alla fine accettino il ritorno al nucleare, e che non si scateni la solita battaglia Ninby (Not In My Back Yard), che facciamo per sopravvivere dal punto di vista energetico da qui al 2035? Una decina di anni in queste condizioni equivalgono ad un’era geologica
Roberto Seghetti
Appunti di Geopolitica: la rivista
Scopritela qui:
Dopo l’accordo Meloni-Macron, è un po’ più chiara anche dal punto di vista tecnico l’intenzione del governo italiano sul tema del ritorno all’energia nucleare. E finalmente se ne può discutere in modo un po’ più approfondito.
Ora sappiamo che l’obiettivo del governo è di puntare agli Small Modular Reactor studiati e predisposti da Edf, la compagnia di produzione elettrica francese, secondo il modello Nuward.
Nel corso dell’incontro fraco-italiano Edison ha infatti sottoscritto un accordo insieme a Edf, Nuward e a diversi operatori italiani dell’industria e della filiera nucleare sulla tecnologia Small Modular Reactor (SMR) di Nuward, che ancora non ha ricevuto la licenza operativa ma che si spera disponibile negli anni 30, con l’obiettivo di avere i primi impianti operativi nel 2035.
La dichiarazione di intenti ha preso le mosse dagli accordi già esistenti tra Edison, Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Maire, Edf, Framatome, Tractebel, Arabelle Solutions, Ain e Gifen.
Nell’accordo franco italiano sono state coinvolte anche l’Aipe (Associazione italiana attrezzature a Pressione), Atb Riva Calzoni, Saipem, Simic, Tectubi Raccordi, Walter Tosi e Webuild. Tutte realtà da tempo interessate e attive per il ritorno dell’Italia al nucleare e alla possibilità di ottenere un ritorno di sicuro interesse (legittimo senza dubbio dal punto di vista del profitto).
Al centro di questo progetto ci sono piccoli (per modo di dire) impianti nucleari di cogenerazione (elettricità più riscaldamento) che possono usare plutonio riciclato e uranio impoverito, riducendo la quantità di scorie.
Secondo quanto ha chiarito Sandro Baldi, dirigente del programma Nuward, la tecnologia è quella di terza generazione, cioè quella dei grandi impianti già in funzione nel 60/70 per cento dei casi, con un sistema di raffreddamento ad acqua pressurizzata (PWR).
Di sicura innovazione ci sono dunque le dimensioni, il ridisegno dell’impianto, la cogenerazione, alcuni meccanismi più avanzati di sicurezza, la possibilità di riutilizzare materiali radioattivi già usati e riprocessati, dunque non poco; ma la tecnologia di fondo è in sostanza la stessa già in funzione in diverse aree del mondo, e in particolare in Francia, che su questa tecnologia è ormai molto attrezzata.
Per esempio, la centrale nucleare di Nogent-sur-Seine, è ad acqua pressurizzata così come la centrale di Bugey sul Rodano, due centrali che a causa del caldo la Francia ha deciso di fermare nei giorni scorsi per evitare di reimmettere nei fiumi di cui usano l’acqua un liquido troppo caldo, provocando danni all’ambiente.
Il problema non è di poco conto, tenendo presente quel che accade ormai ogni anno anche in Italia, dove la portata del Po si riduce al lumicino nella stagione estiva: proprio in questi giorni la Coldiretti ha lanciato un allarme accorato per la produzione di riso, mais, come per gli allevamenti.
Certo, l’impianto di Nogent sulla Senna o di Bugey sul Rodano non sono di terza generazione, sono precedenti. Flamanville (terza generazione appunto) è certamente più efficiente.
Ma forse non sarebbe sbagliato presentare, insieme alle possibilità per un nuovo mercato dell’energia prodotta con le nuove centrali nucleari, ai formidabili passi in avanti della tecnologia per le nostre imprese e agli altrettanto formidabili affari connessi alla costruzione dei nuovi impianti, uno studio di fattibilità che tenesse conto dell’acqua disponibile.
Eh già, perché nonostante i partiti ed i movimenti di destra non ci credano, il cambiamento climatico esiste e bisogna farci i conti, come dimostrano gli appelli della Coldiretti e l’impegno del ministero presieduto da Francesco Lollobrigida sul tema della siccità che soffoca le nostre campagne.
È una questione di realismo e di prudenza, altrimenti si rischia di fare progetti tanto belli ma che poi, all’atto pratico, finiscono come quello relativo al ponte sullo stretto di Messina.
Va detto inoltre che l’Italia è impegnata anche nello studio di altri tipi di SMR. L’Enea, che è un ente pubblico, sta lavorando, tra gli altri, a un nuovo progetto: si tratta di EAGLES-300, uno Small Modular Reactor (SMR) veloce raffreddato a piombo, le cui potenzialità sono state avallate anche dall’Alleanza industriale europea degli Small Modular Reactor. Sarà stata coinvolta? Saranno state sfruttate la conoscenza e l’esperienza pluriennale degli scienziati che lavorano per lo Stato? Dobbiamo sperare di sì.
Dieci anni così
Tra tanti rulli di tamburi per gli accordi italo francesi sul nucleare, resta il problema di fondo: ammesso che gli italiani alla fine accettino il ritorno al nucleare, e che non si scateni la solita battaglia Ninby (Not In My Back Yard), che facciamo per sopravvivere dal punto di vista energetico da qui al 2035 (se tutto va a liscio e per una volta l’Italia si dimostra velocissima e bravissima a fare quello che con il Pnrr non siamo stati capaci di fare)?
Una decina di anni in queste condizioni equivalgono ad un’era geologica.
Continueremo a pagare l’elettricità sulla base del prezzo del gas, arricchendo l’Eni e le altre utilities pubbliche e private e spremendo le imprese e le famiglie o il governo accetterà finalmente di disaccoppiare il prezzo dell’energia da quello del gas?
Resteremo al palo con lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili o il governo sarà in grado di presentare un progetto altrettanto straordinario per implementare in fretta questo segmento di produzione energetica considerato fondamentale da tutti i più accreditati esperti del mondo e che è stato lasciato indietro?
Sarebbe bello saperlo.
Scopri il primo numero di Appunti di Geopolitica: Il nuovo Occidente
Lo trovi qui a 4,99 euro
Se pensi che il nostro lavoro sia importante, sostieni Appunti con un abbonamento
Su Appunti leggi anche
In carcere senza sapere perché
Moretti non sa letteralmente quale accusa deve respingere, se non quella assai generica di non aver fatto abbastanza per impedire che quel carro pieno di gas deragliasse e prendesse fuoco. L’accusa di non aver fatto una cosa puoi confutarla, l’accusa di non aver fatto un qualcosa di indefinitamente opportuno nei nostri tribunali kafkiani ti manda dritt…
L’ecologia dei conservatori non esiste
Il libro è un esempio del livello della classe dirigente della destra italiana al governo, priva di una formazione scientifica seria, capace solo di mettere insieme idee altrui riscaldate e ridotte e a slogan, senza un vero quadro coerente di analisi e di azione, senza un programma che non sia raffazzonato e impreciso. Su temi strategici come il futuro …
Capire il presente con il microscopio sul passato
La lezione di Ginzburg, maestro non ancora quarantenne, è che se vogliamo davvero capire il nostro passato dobbiamo studiarlo con il microscopio per far emergere gli indizi di ciò che la storia ufficiale, che è scritta da una parte, nasconde. Quindi la microstoria non è, come i suoi critici hanno cercato di insinuare, e come i suoi imitatori pigri hanno…
Il caso Angelo D’Orsi
A spiegare l’ambizione politica di Angelo D’Orsi non basta la pretesa di un docente universitario di avere un uditorio. Personalità e ambizione devono avere l’occasione di esprimersi. E l’occasione per D’Orsi è stata la polarizzazione del dibattito pubblico dopo l’invasione dell’Ucraina. Il D’Orsi politico è un prodotto della terza guerra mondiale a p…











Articolo interessante. "Forse sarebbe il caso di fare uno studio di fattibilità che tenga conto della disponibilità dell'acqua". Speriamo
Articolo convincente. Mi piacerebbe leggere una relazione tecnica del ministro preposto. Solo per avere una spiegazione chiara sulla scelta nucleare. Intanto oggi fa molto caldo, ma come dice il ministro, siamo in estate: tutto normale.