Cara Michela
Cosa avrebbe detto Murgia delle polemiche intorno al Premio Strega, sulle offese di un uomo che in sua presenza mai avrebbe osato dire quelle cose? Una voce anonima dall'editoria ci scrive
Mi sa che avresti detto anche in questa occasione parole capaci di ridarmi un po’ di fiducia in cose forse banali ma in cui mi sembra di credere, come per esempio che certe opinioni qualificano le persone che le esprimono, che certe persone si frequentano con difficoltà, altre non si frequentano affatto, che i libri valgono al di là di chi li scrive, che si può leggere quello che si vuole, che gli scrittori sono esseri umani, che sulle opinioni ci si scanna senza quartiere, che le persone non le si scannano mai
Da giorni si discute di quello che è successo sul pulmino del Premio Strega: Michele Mari, il grande favorito, si lascia andare a commenti volgari (poi in parte smentiti) su Michela Murgia. Qualcuno li riferisce a Repubblica, che ne scrive. Scoppia ail caso.
Gli altri scrittori finalisti al Premio si posizionano per reagire a questo piccolo terremoto: il Premio Strega decide di non mettere in discussione la candidatura di Mari.
Teresa Ciabatti, amica indignata di Murgia, litiga con Mari sul pulmino ma non esce più favorita dalla diffusione delle notizie, perché un suo eventuale sorpasso verrebbe attribuito soltanto alla polemica.
Bianca Pitzorno (amata scrittrice della mia infanzia), in corsa per Giunti, scrive subito al Corriere della Sera per marcare la sua distanza dalle parole di Mari e forse fare un passo verso il Premio.
Matteo Nucci di Feltrinelli con il suo Platone probabilmente ora spera.
Appunti non entra molto nelle faide del mondo letterario italiano - personalmente non ho letto neppure uno dei libri in gara e non penso lo farò, specie dopo questa vicenda - ma abbiamo ricevuto da persona fidata, una voce rilevante nell’editoria, il commento che trovate qui sotto.
Pur essendo in genere contrario agli anonimi, questa volta pubblichiamo, sia perché è un pezzo stimolante, sia perché si inserisce nel percorso che Appunti sta portando avanti per discutere l’eredità culturale e politica di Michela Murgia a quasi tre anni dalla sua scomparsa.
Sotto trovate i contributi che abbiamo pubblicato fin qui (più uno di Lia Di Trapani sul libro di Chiara Tagliaferri, amica di Murgia, che è parte di questa discussione).
Fateci sapere sempre come la pensate.
Grazie
Stefano Feltri
Cara Michela,
mi manchi. Qui da qualche giorno si fa un gran baccano per delle cose dette su un pulmino che portava a Bisceglie i candidati del Premio Strega. Stai già ridendo. Aspetta.
Le cose riguardavano te, che eri brutta e cattiva, o arrabbiata perché brutta, o incattivita dalla bruttezza, non so bene, in realtà, perché non è che si abbia tanta voglia di leggere scemenze di quel tipo (quale tipo?) e ci mancherebbe anche che me le andassi perfino a rileggere.
Ma tanto ci siamo capite, ce lo hai insegnato tu a riconoscere scemenze di quel tipo (quale tipo?). E stai ancora ridendo, naturalmente.
Mi manchi perché fantastico da giorni su cosa avresti potuto ribattere se fossi stata presente sul famigerato pulmino, ma naturalmente non mi viene in mente nulla di paragonabile a quello che avresti potuto escogitare tu, anche solo in una frazione di secondo, per sbranare il malcapitato profferitore di quelle parole, il quale d’altra parte, a lume di naso, difficilmente le avrebbe profferite in tua presenza.
Ma non avresti certo avuto bisogno di essere presente sul pulmino: polemizzare in pubblico era uno dei piaceri della tua vita, mi pare, e avresti polemizzato eccome – ecco, mi manca la tua polemica.
Ho la sensazione che sarebbe stata migliore di quelle che sto leggendo e ascoltando, che sarebbe stata devastante, e devastante nel merito. Non ad hominem, non scandalizzata, non intrisa di lesa maestà.
Avresti in qualche modo spiegato a quelli (purtroppo, tanti maschi) che dicono che gli scrittori sono fatti così (si intende: non di legno) e che in privato si possono anche dire cose non amichevoli, quale abbaglio stiano prendendo.
Avresti altresì mostrato ad altre (purtroppo, molte femmine) che bisogna combattere il patriarcato, ma combattere non è spettegolare, stringere al petto il filo di perle, e rivolgersi alle autorità per punire il reo di pensieri impuri.
Saresti forse anche riuscita ad accennare al fatto che un Premio che manda in giro per l’Italia gli scrittori finalisti come tante madonne pellegrine (e compiace così una comunità di lettori che non ne disdegna il culto), quando dice che concorrono le opere e non gli autori ha naturalmente ragione, ma anche un po’ no.
Più probabilmente, in realtà, avresti scritto delle cose che non riesco, appunto, a immaginare – ma ne parleremmo tutti, e ci sarebbe un dibattito migliore di quello che abbiamo ora. Forse non un dibattito più ampio – perché guarda, non ridere, ma ne stanno parlando tutti, proprio tutti, persino io.
Sono già tre anni di silenzio, eppure ancora parliamo tutti di te, a partire da te, pro o contro di te. Manco Pasolini – anzi, forse, come Pasolini (troppo, dici?).
Non posso certo presumere di sapere, di capire, di poterti attribuire parole, idee, opere o omissioni.
Ma mi sa che avresti detto anche in questa occasione, come in altre, parole capaci di ridarmi un po’ di fiducia in cose forse banali ma in cui mi sembra di credere, come per esempio che certe opinioni qualificano le persone che le esprimono, che certe persone si frequentano con difficoltà, altre non si frequentano affatto, che i libri valgono al di là di chi li scrive, che si può leggere quello che si vuole, che gli scrittori sono esseri umani, che sulle opinioni ci si scanna senza quartiere, che le persone non le si scannano mai.
O forse mi sbaglio, magari avresti detto un sacco di cose su cui non sono d’accordo, che mi sarebbero sembrate eccessive, che mi avrebbero irritata.
Forse mi sarei proprio arrabbiata – mi ci vedo, lì a colazione con il tè verde che mi va di traverso mentre inveisco e pontifico davanti all’indifferenza del gatto perché mi hai fatto saltare i nervi.
Succede così spesso, a chi non è tanto bella, di arrabbiarsi.
Appunti su Michela Murgia
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L'articolo è bello ma sinceramente io entro nella polemica. Che uno scrittore, addirittura finalista al premio Strega, oggi nel 2026, torni a parlare così delle donne, a me fa proprio pena e tristezza. Pena perché mi aspetto di più da un intellettuale e pena perché si tratta di una persona non più in vita e che, come mette in evidenza l'articolo, forse queste cose non le avrebbe mai dette se la persona fosse tuttora vivente. Perché lei avrebbe risposto a tono. E questo lo rende vigliacco, oltre che maschilista. Io mi focalizzo sul contenuto e non su chi ha detto cosa. E il contenuto, ripeto, oggi e in questo contesto, è deprimente. Come lo è stato per me scoprire le immagini rubate dalle telecamere di sicurezza da parte dei tramvieri milanesi. Io vorrei un mondo diverso per le future donne, ma ad oggi è ancora una chimera.
Penso che i due scrittori (?) che hanno innescato la polemica siano da evitare accuratamente. La Ciabatti in particolare, che scrive libri terribili