Cosa avrebbe detto Murgia delle polemiche intorno al Premio Strega, sulle offese di un uomo che in sua presenza mai avrebbe osato dire quelle cose? Una voce anonima dall'editoria ci scrive
L'articolo è bello ma sinceramente io entro nella polemica. Che uno scrittore, addirittura finalista al premio Strega, oggi nel 2026, torni a parlare così delle donne, a me fa proprio pena e tristezza. Pena perché mi aspetto di più da un intellettuale e pena perché si tratta di una persona non più in vita e che, come mette in evidenza l'articolo, forse queste cose non le avrebbe mai dette se la persona fosse tuttora vivente. Perché lei avrebbe risposto a tono. E questo lo rende vigliacco, oltre che maschilista. Io mi focalizzo sul contenuto e non su chi ha detto cosa. E il contenuto, ripeto, oggi e in questo contesto, è deprimente. Come lo è stato per me scoprire le immagini rubate dalle telecamere di sicurezza da parte dei tramvieri milanesi. Io vorrei un mondo diverso per le future donne, ma ad oggi è ancora una chimera.
Condivido. Si chiama senso di responsabilità, specie quando sei comunque un personaggio pubblico che dovrebbe far parte della categoria degli "intellettuali".
A Milano siamo lessati dal caldo e dall’ansia da blackout, tutte le nostre migliori energie si ribellano al senso del dovere e reclamano pausa, immobilità.
È in questa condizione che stamani ho aperto Appunti e letto, ancora oggi, di questa “polemica” che, invero, mi pare tutta e solo incentrata sulle etero nominate “faide letterarie”.
Parto, infatti, con la considerazione che non si sia fatto certo un buon servizio alla memoria della scrittrice Michela Murgia e all’amicizia con la stessa, spendendo il suo nome in questa fastidiosa e ridicola vicenda.
Si ridicola, perché, vista a distanza, illumina solo umane “fragilità”, pure trasversali, che non paiono attingere temi delicati (patriarcato, la condizione femminile tra XX e XXI secolo, il lasciato autorale ... etc. etc.) ma solo dare conto di un momento di malsana competizione.
Momento che, a prescindere dalla verifica del se e del come verificatosi, meritava, comunque, io credo, di essere relegato a quel faticoso pulmino, senza vedere altra luce e senza essere utilizzato per parlare tutti - amici e no, estimatori e no – (di una parte) della persona e non dell’autrice.
Perché, si badi, di fatto, si sta rievocando non Michela Murgia ma, giocoforza, il suo aspetto fisico (bello o brutto, nulla è più relativo della percezione in questo senso!).
Cioè a dire che il “rimedio” è peggio dell’offesa.
La regola “purché se ne parli” mi pare qui una barbarie. Il soggetto del parlamento non può rispondere e non vale a cambiare questa condizione alcun preteso surrogato, nessun paladino di interpretazioni autentiche che tali, ahimè, non possono essere. È un dato oggettivo, necessario.
È stata un’autrice talentuosa e prolifica nel poco tempo che le è stato concesso.
Ha raccontato storie, proposto visioni, portato e difeso idee (condivisibili o meno) e lo ha fatto con la forza del suo carattere. È stata pungente e accogliente, icastica e generosa. Di certo brillante.
Il suo passo ha lasciato il segno.
Mi piace pensare che il momento in cui abbia provato rabbia, davvero, sia stato quello in cui ha avuto la cruda consapevolezza che il viaggio straordinario stava arrivando, anzitempo e senza appello, alla fermata di sbarco.
Tutto il resto - a tacere degli aspetti anche di contenuto giuridico che possono venire in rilievo nel caso – è solo rumore… che si aggiunge al caldo.
diamo per scontato che mari abbia detto queste cose
1) sono stupitissimo delle BANALITA' del commento più che dal sessismo ecc..
2) in un dialogo bisogna sempre anche valutare il non verbale, tono, prosodia, mimica..
3) per quel che vale ( nulla)la murgia non era assolutamente brutta.
detto questo però un colloquio privato tra 2 persone in un contesto può essere grossolanamente equiparato al pensiero. non sì può censurare il pensiero. io posso pansare che l'olocausto sia una gran cosa ma l'importante non è se lo penso, l'importante e che non ne faccia professione in pubblico. non è ipocrisia. è civiltà. quindi si processa il pensiero di mari che ha tutto il diritto di pensare quello che gli pare ma non può dire quello che gli pare per tutelare la dignità il rispetto di altre persone e anche la decenza della dialettica pubblica. ma pubblica appunto, non privata.
Una polemica veramente sterile: una frase sciocca e inutile, ma ripetuta non si sa come, non si sa da chi, non si capisce se riportata esattamente, forse direttamente da Teresa Ciabatti che per un minuto e mezzo ha minacciato di ritirarsi; questi qua in giro sul "van" come bimbi in gita a farsi le confidenze facendole poi filtrare rendono lo Strega 2026 ancora più penoso del solito. Quanto al tema, impossibile non riconoscere la centralità di Michela Murgia nel dibattito culturale italiano, visti anche i tempi non certo luminosi in generale; ciò detto, i santini mi hanno sempre fatto impressione. Qui abbiamo perfino un dialogo immaginario con un'intellettuale di un certo spessore (ma anche molto amante della polemica innescata, nonché dei circolini culturali dei Prediletti - vedi Ciabatti, Valerio e altri, che infatti sono ovunque - di cui potremmo davvero fare a meno). Non so, sarà la mia naturale avversione per i fanatismi e i leaderismi di ogni tipo ma trovo tutto molto sopra le righe. Torniamo alla letteratura e ai dibattiti sui diritti civili: pettegolezzi, giudizi estetici, voci riportate, pulmini di scrittori, polemiche decennali continue, circoli letterario/eletti, dialoghi immaginari anonimi non fanno per me, e non fanno bene alla letteratura.
Complimenti per il pezzo. Condivido la definizione di "bellissimo e onesto" che un altro lettore ha utilizzato.
Confesso di essere un ammiratore di Michela Murgia e di tutto quello che rappresenta, pur avendo ancora in sospeso (lo so, dovrei vergognarmene) la lettura di diversi libri suoi, comprati, che attendono nella mia libreria. La stessa cosa mi succede coi libri di Michele Mari (non con la persona, che non conosco), di cui ho alcuni libri da leggere. Purtroppo patisco la malattia del compratore seriale che legge 1/10 di quello che compra.
Da quando ho sentito per la prima volta di questa polemica (attraverso un breve riassunto fatto da mia moglie) ho fatto lo sforzo per non approfondire. Ho provato disgusto per tutta la situazione. Una conversazione privata in un ambiente privato in cui una serie di scrittori --alcuni di loro delle vere star, e sappiamo cosa questo significa-- si esprimono su temi diversi. Uno di loro, magari per fare il fenomeno, l'uomo libero che si esprime senza mezze parole, esagera. Ha tutto il diritto di pensare quello che ha detto su Michela Murgia. E forse non è neanche maschilismo. Per esempio: esiste il cliché degli "uomini bassi cattivi perché complessati". Il fatto che una persona usi questo cliché in una conversazione privata fra amici, a proposito di un altro, non penso abbia troppa importanza. Altro discorso sarebbe farlo in pubblico.
Il fatto è che io non dovrei mai sapere cosa si dicono un gruppo di scrittori in una conversazione privata. Sono cavoli loro. E se uno di loro esagera ci sono i suoi compagni di viaggio per contrastarlo.
Tutto questo rumore, nel contesto di un premio in cui scrittori, case editrici e media, si giocano milioni di euro, mi sembra qualcosa di disgustoso. E voglio pensare che Michela Murgia si farebbe due risate e non si farebbe manipolare dalla polemica creata ad arte..
Grazie di avermi citato, pure io sono affetto dalla sua stessa sindrome che naturalmente riguarda pure Murgia... Condividerei ogni virgola se non ci trovassimo a vivere nell'epoca della sovraesposizione comunicativa compulsiva... In questo caso -per usare un detto che potrebbe facilmente prestarsi a letture sessiste- non basta che Cesare sia integerrimo, ma anche la moglie.
Michela sono un maschio, ti ho sempre considerata intelligente, coraggiosa, mi manchi, resta la bellezza che ci hai donato, parlandoci e scrivendo. Il resto non conta.
Bellissimo pezzo, davvero onesto. Potrei persino avanzare ipotesi su chi può averlo scritto: ho un paio di nomi in testa, ma li tengo per me. Purtroppo anche questo pezzo dimostra una cosa (per me terribile): come accaduto con Pasolini e Fortini, non vedo ancora chi potrebbe sostituire o addirittura rimpiazzare Michela Murgia nel dibattito e nella riflessione pubblica.
Ci mancherebbe... sappiamo bene che lo Strega è il meglio che la letteratura italiana produca, e che ogni Italiano che si rispetti legge tutta la dozzina, non accontentandosi della sestina. Trovo tutto molto avvilente; questa polemica e le varie santificazioni ancora di più
Scrittori avversari che fanno hype a spese di una defunta per cui “ogni donna ama un fascista” e viene paragonata a nessuno di meno che PPP sarebbe losco, se non fosse patetico. Resta comunque una notizia eloquente sullo stato della letteratura italiana.
L'articolo è bello ma sinceramente io entro nella polemica. Che uno scrittore, addirittura finalista al premio Strega, oggi nel 2026, torni a parlare così delle donne, a me fa proprio pena e tristezza. Pena perché mi aspetto di più da un intellettuale e pena perché si tratta di una persona non più in vita e che, come mette in evidenza l'articolo, forse queste cose non le avrebbe mai dette se la persona fosse tuttora vivente. Perché lei avrebbe risposto a tono. E questo lo rende vigliacco, oltre che maschilista. Io mi focalizzo sul contenuto e non su chi ha detto cosa. E il contenuto, ripeto, oggi e in questo contesto, è deprimente. Come lo è stato per me scoprire le immagini rubate dalle telecamere di sicurezza da parte dei tramvieri milanesi. Io vorrei un mondo diverso per le future donne, ma ad oggi è ancora una chimera.
Condivido. Si chiama senso di responsabilità, specie quando sei comunque un personaggio pubblico che dovrebbe far parte della categoria degli "intellettuali".
Penso che i due scrittori (?) che hanno innescato la polemica siano da evitare accuratamente. La Ciabatti in particolare, che scrive libri terribili
Quanto ci manchi, Michela!
Ho letto qualcuna delle tue opere, ma quello che mi manca di più è il cipiglio, e la puntualità nelle risposte ai vari personaggetti dei talk-show.
Mai ipocrita! Mai smentibile. Per questo c'è tanto rancore nei tuoi confronti!
Magari ci si vede di là.
Non si capisce davvero l’utilità di questo contributo, peraltro in forma anonima; ai dibattiti si partecipa con nome e cognome.
Se conoscesse il livello dell'ambiente letterario ita(g)liano...
lo conosco molto bene purtroppo
Stimolante esattamente in cosa? Un articolo banale e anonimo, segno anche di una certa vigliaccheria. Boh. Stupisce trovarlo qui
Michela era bella, anzi radiosa. Pungente sì, ma bella. E se non lo vedevi, significa che eri cieco, o accecato
Raccolgo l’invito a lasciare un commento.
È la prima volta che lo faccio.
A Milano siamo lessati dal caldo e dall’ansia da blackout, tutte le nostre migliori energie si ribellano al senso del dovere e reclamano pausa, immobilità.
È in questa condizione che stamani ho aperto Appunti e letto, ancora oggi, di questa “polemica” che, invero, mi pare tutta e solo incentrata sulle etero nominate “faide letterarie”.
Parto, infatti, con la considerazione che non si sia fatto certo un buon servizio alla memoria della scrittrice Michela Murgia e all’amicizia con la stessa, spendendo il suo nome in questa fastidiosa e ridicola vicenda.
Si ridicola, perché, vista a distanza, illumina solo umane “fragilità”, pure trasversali, che non paiono attingere temi delicati (patriarcato, la condizione femminile tra XX e XXI secolo, il lasciato autorale ... etc. etc.) ma solo dare conto di un momento di malsana competizione.
Momento che, a prescindere dalla verifica del se e del come verificatosi, meritava, comunque, io credo, di essere relegato a quel faticoso pulmino, senza vedere altra luce e senza essere utilizzato per parlare tutti - amici e no, estimatori e no – (di una parte) della persona e non dell’autrice.
Perché, si badi, di fatto, si sta rievocando non Michela Murgia ma, giocoforza, il suo aspetto fisico (bello o brutto, nulla è più relativo della percezione in questo senso!).
Cioè a dire che il “rimedio” è peggio dell’offesa.
La regola “purché se ne parli” mi pare qui una barbarie. Il soggetto del parlamento non può rispondere e non vale a cambiare questa condizione alcun preteso surrogato, nessun paladino di interpretazioni autentiche che tali, ahimè, non possono essere. È un dato oggettivo, necessario.
È stata un’autrice talentuosa e prolifica nel poco tempo che le è stato concesso.
Ha raccontato storie, proposto visioni, portato e difeso idee (condivisibili o meno) e lo ha fatto con la forza del suo carattere. È stata pungente e accogliente, icastica e generosa. Di certo brillante.
Il suo passo ha lasciato il segno.
Mi piace pensare che il momento in cui abbia provato rabbia, davvero, sia stato quello in cui ha avuto la cruda consapevolezza che il viaggio straordinario stava arrivando, anzitempo e senza appello, alla fermata di sbarco.
Tutto il resto - a tacere degli aspetti anche di contenuto giuridico che possono venire in rilievo nel caso – è solo rumore… che si aggiunge al caldo.
Ed è troppo.
Quindi, per prima, ora mi taccio.
diamo per scontato che mari abbia detto queste cose
1) sono stupitissimo delle BANALITA' del commento più che dal sessismo ecc..
2) in un dialogo bisogna sempre anche valutare il non verbale, tono, prosodia, mimica..
3) per quel che vale ( nulla)la murgia non era assolutamente brutta.
detto questo però un colloquio privato tra 2 persone in un contesto può essere grossolanamente equiparato al pensiero. non sì può censurare il pensiero. io posso pansare che l'olocausto sia una gran cosa ma l'importante non è se lo penso, l'importante e che non ne faccia professione in pubblico. non è ipocrisia. è civiltà. quindi si processa il pensiero di mari che ha tutto il diritto di pensare quello che gli pare ma non può dire quello che gli pare per tutelare la dignità il rispetto di altre persone e anche la decenza della dialettica pubblica. ma pubblica appunto, non privata.
Una polemica veramente sterile: una frase sciocca e inutile, ma ripetuta non si sa come, non si sa da chi, non si capisce se riportata esattamente, forse direttamente da Teresa Ciabatti che per un minuto e mezzo ha minacciato di ritirarsi; questi qua in giro sul "van" come bimbi in gita a farsi le confidenze facendole poi filtrare rendono lo Strega 2026 ancora più penoso del solito. Quanto al tema, impossibile non riconoscere la centralità di Michela Murgia nel dibattito culturale italiano, visti anche i tempi non certo luminosi in generale; ciò detto, i santini mi hanno sempre fatto impressione. Qui abbiamo perfino un dialogo immaginario con un'intellettuale di un certo spessore (ma anche molto amante della polemica innescata, nonché dei circolini culturali dei Prediletti - vedi Ciabatti, Valerio e altri, che infatti sono ovunque - di cui potremmo davvero fare a meno). Non so, sarà la mia naturale avversione per i fanatismi e i leaderismi di ogni tipo ma trovo tutto molto sopra le righe. Torniamo alla letteratura e ai dibattiti sui diritti civili: pettegolezzi, giudizi estetici, voci riportate, pulmini di scrittori, polemiche decennali continue, circoli letterario/eletti, dialoghi immaginari anonimi non fanno per me, e non fanno bene alla letteratura.
Complimenti per il pezzo. Condivido la definizione di "bellissimo e onesto" che un altro lettore ha utilizzato.
Confesso di essere un ammiratore di Michela Murgia e di tutto quello che rappresenta, pur avendo ancora in sospeso (lo so, dovrei vergognarmene) la lettura di diversi libri suoi, comprati, che attendono nella mia libreria. La stessa cosa mi succede coi libri di Michele Mari (non con la persona, che non conosco), di cui ho alcuni libri da leggere. Purtroppo patisco la malattia del compratore seriale che legge 1/10 di quello che compra.
Da quando ho sentito per la prima volta di questa polemica (attraverso un breve riassunto fatto da mia moglie) ho fatto lo sforzo per non approfondire. Ho provato disgusto per tutta la situazione. Una conversazione privata in un ambiente privato in cui una serie di scrittori --alcuni di loro delle vere star, e sappiamo cosa questo significa-- si esprimono su temi diversi. Uno di loro, magari per fare il fenomeno, l'uomo libero che si esprime senza mezze parole, esagera. Ha tutto il diritto di pensare quello che ha detto su Michela Murgia. E forse non è neanche maschilismo. Per esempio: esiste il cliché degli "uomini bassi cattivi perché complessati". Il fatto che una persona usi questo cliché in una conversazione privata fra amici, a proposito di un altro, non penso abbia troppa importanza. Altro discorso sarebbe farlo in pubblico.
Il fatto è che io non dovrei mai sapere cosa si dicono un gruppo di scrittori in una conversazione privata. Sono cavoli loro. E se uno di loro esagera ci sono i suoi compagni di viaggio per contrastarlo.
Tutto questo rumore, nel contesto di un premio in cui scrittori, case editrici e media, si giocano milioni di euro, mi sembra qualcosa di disgustoso. E voglio pensare che Michela Murgia si farebbe due risate e non si farebbe manipolare dalla polemica creata ad arte..
Grazie di avermi citato, pure io sono affetto dalla sua stessa sindrome che naturalmente riguarda pure Murgia... Condividerei ogni virgola se non ci trovassimo a vivere nell'epoca della sovraesposizione comunicativa compulsiva... In questo caso -per usare un detto che potrebbe facilmente prestarsi a letture sessiste- non basta che Cesare sia integerrimo, ma anche la moglie.
Michela sono un maschio, ti ho sempre considerata intelligente, coraggiosa, mi manchi, resta la bellezza che ci hai donato, parlandoci e scrivendo. Il resto non conta.
Michela era gioiosa, realistica e bella e avrebbe sicuramente messo a posto lo scrittore con poche parole chiare ed efficaci!
Bellissimo pezzo, davvero onesto. Potrei persino avanzare ipotesi su chi può averlo scritto: ho un paio di nomi in testa, ma li tengo per me. Purtroppo anche questo pezzo dimostra una cosa (per me terribile): come accaduto con Pasolini e Fortini, non vedo ancora chi potrebbe sostituire o addirittura rimpiazzare Michela Murgia nel dibattito e nella riflessione pubblica.
Ci mancherebbe... sappiamo bene che lo Strega è il meglio che la letteratura italiana produca, e che ogni Italiano che si rispetti legge tutta la dozzina, non accontentandosi della sestina. Trovo tutto molto avvilente; questa polemica e le varie santificazioni ancora di più
Scrittori avversari che fanno hype a spese di una defunta per cui “ogni donna ama un fascista” e viene paragonata a nessuno di meno che PPP sarebbe losco, se non fosse patetico. Resta comunque una notizia eloquente sullo stato della letteratura italiana.
...perdonali..Non san quel che dicono!!! e pensano pure di essere intelligenti...