Appunti - di Stefano Feltri

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Omicidio di Stato

Trump rivendica il diritto di uccidere cittadini americani. Ha sempre voluto usare la violenza per difendere il proprio potere. Ora lo fa senza limiti

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Stefano Feltri
gen 09, 2026
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L’escalation verbale e operativa dell’ICE, ma anche l’uso della Guardia Nazionale – che è stata poi ritirata a inizio anno a seguito di una sentenza a sfavorevole della Corte Suprema – fanno parte di una strategia. L’obiettivo è far sì che l’amministrazione possa presentarsi come giustificata e l’opinione pubblica sia più incline ad accettare misure autoritarie che facciano scivolare gli Stati Uniti verso una “democratura” simile all’Ungheria o alla Russia

Matteo Muzio

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Sapevamo che questo momento sarebbe arrivato, era solo questione di tempo: l’Immigration and Customs Enforcement, ICE, è diventato una specie di esercito parallelo di uomini mascherati che rapisce e deporta persone senza processo per ordine del presidente degli Stati Uniti.

Era inevitabile che questo uso indiscriminato della forza portasse alla tragedia, che si è consumata a Minneapolis, in Minnesota. E forse era inevitabile anche che succedesse lì, dove già nel 2020 la prima presidenza Trump aveva rischiato di degenerare in una sanguinosa guerra civile, dopo l’assassinio di George Floyd. Era il 25 maggio 2020. Mancavano pochi mesi alle elezioni.

Adesso siamo soltanto al primo anno del nuovo mandato di Trump e la situazione è molto diversa: nel 2020 tre poliziotti hanno soffocato a morte, senza ragione, un uomo afroamericano, per il solo sospetto che avesse pagato in un negozio con una banconota da 20 dollari falsa.

C’era il video di quell’omicidio, con l’agente Derek Michael Chauvin che teneva il ginocchio sul collo di Floyd, schiacciato a terra fino a ucciderlo. Quella posizione, il ginocchio dell’oppressione combinato con il pugno chiuso teso della rabbia, è poi diventata il simbolo del movimento Black Lives Matter.

Trump suggerì con un tweet l’ipotesi di sparare sui manifestanti, l’ex segretario alla Difesa Mark Esper ha confermato che l’allora presidente discusse seriamente l’uso estremo della forza, perché quelle contestazioni “facevano sembrare debole il Paese”. Cioè lui, il presidente.

“Non potete semplicemente sparargli nelle gambe o qualcosa di simile?”, disse all’epoca Trump nelle riunioni con i vertici del governo.

Nel primo mandato, il presidente era ancora circondato da persone più o meno normali, abbastanza equilibrate, che gli hanno impedito di trasformare una situazione molto tesa in una catastrofe.

Senza freni

Questa volta intorno a Trump ci sono persone con idee ancora più estreme delle sue e pronte a travolgere qualunque limite, come Stephen Miller, il vice-capo di gabinetto che è il grande fautore della deportazione di massa affidata appunto all’ICE.

E questa volta gli uomini di Trump sparano, e sparano per uccidere. A Minneapolis alcuni agenti ICE vengono accolti dalla timida protesta di alcuni residenti - dai video sembrano in prevalenza donne, bianche - che non li vogliono nel loro quartiere.

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