In realtà il Post ha già iniziato a lavorare su inchieste indipendenti, come pure Appunti. Credo che la strada indicata da Feltri sia più chiara di quel che appare
Cosa rimane oggi per esprimere e formarsi un parere? Non più i partiti di cooptati non più i giornaloni di oggi, se non si hanno cultura e disponibilità di tempo e risorse si spiega il non voto e l'abbonaccare ai condoni .....
Il giornalismo professionale/deontologico non può più essere trattato come semplice prodotto editoriale. Va riconosciuto come bene pubblico, un’infrastruttura al pari della scuola, della sanità, della
giustizia. Pretendere che il giornalismo sopravviva come puro
business significa accettarne la subordinazione alle piattaforme che controllano l’accesso all’attenzione. Ricostruire l’informazione non vuol dire salvare singole testate, ma ricomporne le condizioni di sostenibiltà: finanziamento pubblico trasparente, sostegno stabile ai media locali e garanzie di autonomia vanno affiancati all’applicazione rigorosa della normativa Ue sul
copyright, a interventi antitrust contro le concentrazioni
di potere informativo, all’uso della leva fiscale contro le elusioni ecc.
Inserirei un quarto emendamento al ragionamento di Feltri: la stampa locale. Non se la fila nessuno, ma è lo strumento che oggi permette a tante piccole realtà di riconoscersi come comunità. Non mi riferisco ai giornali, purtroppo: quelli sono ormai quasi tutti andati anche se ci sono ancora coraggiose eccezioni. No, mi riferisco ai giornali online, fatti con pochi spiccioli e con qualche modulo di pubblicità concesso più a titolo caritatevole che per convinzione. Quando saranno morti anche loro, le comunità si disgregheranno del tutto. E senza “territorio” intorno, verrà eroso anche quello spazio della grande stampa anglosassone che oggi giustamente detta la linea a tutti noi.
Mantenere quotidiani locali è costosissimo, ma mentre quelli declinano rinascono molti siti che costano poco e fanno molto. Non so se siano sostenibili, ma ci provano
Il futuro, a mio avviso, è proprio questo: rendere sostenibili i giornali online, le notizie sui social, quei ragazzi che ancora ci provano. Il mercato non li sostiene, pensiamo piuttosto alle elargizioni spesso di testate farlocche, assegnate dal dipartimento dell’editoria della presidenza del consiglio.
Ps. Non sono un giornalista “online”, ho 30 anni di vecchio giornalismo alle spalle con Il Messaggero e la Gazzetta del Mezzogiorno. Osservo e scrivo su massimoilblog.it
Il fatto che molti in Italia già da tempo seguano testate straniere per sapere cosa succede nel mondo – e avere delle analisi serie e approfondite – è un dato reale e molto indicativo del vuoto in cui annaspano le testate nazionali. Mancano non solo le indagini, ma la volontà di mettersi nei fatti contro il potere. E di chiedere conto. Questo ci sembra fare Appunti, e pochi altri al momento attuale – tra le testate me ne vengono in mente due, ma con qualche riserva.
Analisi molto interessante! Condivido in pieno ciò che dici e cioè che il centro dell'attività del giornalismo è la ricerca delle notizie. ho paura che siano molti i fattori che stanno convergendo verso l'indebolimento verso il concetto stesso di Verità... In fin dei conti se le fonti informative sono moltissime e indistinguibili, come facciamo a stabilirne una gerarchia. Scriveva Hannah Arendt: il di chi persegue potere ha sempre un atteggiamento contraddittorio con la nozione di Verità... Ne vorrebbe il controllo, diffida la trasparenza... Foucault ha dedicato un ciclo di conferenze alla nozione di PArresia... In fin dei conti, sempre di questo parliamo e cioè di controllo e potere... Mi piace la tua soluzione gruppi di cittadini che, anche localmente, difendono il diritto a un'informazione indipendente... sul piano delle policy sono più in difficoltà ma stra-certo che bisogna lottare per un giornalismo indipendente e autorevole...ciao! Roberto CAstelli Dezza
In realtà il Post ha già iniziato a lavorare su inchieste indipendenti, come pure Appunti. Credo che la strada indicata da Feltri sia più chiara di quel che appare
Cosa rimane oggi per esprimere e formarsi un parere? Non più i partiti di cooptati non più i giornaloni di oggi, se non si hanno cultura e disponibilità di tempo e risorse si spiega il non voto e l'abbonaccare ai condoni .....
Il giornalismo professionale/deontologico non può più essere trattato come semplice prodotto editoriale. Va riconosciuto come bene pubblico, un’infrastruttura al pari della scuola, della sanità, della
giustizia. Pretendere che il giornalismo sopravviva come puro
business significa accettarne la subordinazione alle piattaforme che controllano l’accesso all’attenzione. Ricostruire l’informazione non vuol dire salvare singole testate, ma ricomporne le condizioni di sostenibiltà: finanziamento pubblico trasparente, sostegno stabile ai media locali e garanzie di autonomia vanno affiancati all’applicazione rigorosa della normativa Ue sul
copyright, a interventi antitrust contro le concentrazioni
di potere informativo, all’uso della leva fiscale contro le elusioni ecc.
Inserirei un quarto emendamento al ragionamento di Feltri: la stampa locale. Non se la fila nessuno, ma è lo strumento che oggi permette a tante piccole realtà di riconoscersi come comunità. Non mi riferisco ai giornali, purtroppo: quelli sono ormai quasi tutti andati anche se ci sono ancora coraggiose eccezioni. No, mi riferisco ai giornali online, fatti con pochi spiccioli e con qualche modulo di pubblicità concesso più a titolo caritatevole che per convinzione. Quando saranno morti anche loro, le comunità si disgregheranno del tutto. E senza “territorio” intorno, verrà eroso anche quello spazio della grande stampa anglosassone che oggi giustamente detta la linea a tutti noi.
Mantenere quotidiani locali è costosissimo, ma mentre quelli declinano rinascono molti siti che costano poco e fanno molto. Non so se siano sostenibili, ma ci provano
Il futuro, a mio avviso, è proprio questo: rendere sostenibili i giornali online, le notizie sui social, quei ragazzi che ancora ci provano. Il mercato non li sostiene, pensiamo piuttosto alle elargizioni spesso di testate farlocche, assegnate dal dipartimento dell’editoria della presidenza del consiglio.
Ps. Non sono un giornalista “online”, ho 30 anni di vecchio giornalismo alle spalle con Il Messaggero e la Gazzetta del Mezzogiorno. Osservo e scrivo su massimoilblog.it
Il fatto che molti in Italia già da tempo seguano testate straniere per sapere cosa succede nel mondo – e avere delle analisi serie e approfondite – è un dato reale e molto indicativo del vuoto in cui annaspano le testate nazionali. Mancano non solo le indagini, ma la volontà di mettersi nei fatti contro il potere. E di chiedere conto. Questo ci sembra fare Appunti, e pochi altri al momento attuale – tra le testate me ne vengono in mente due, ma con qualche riserva.
Analisi molto interessante! Condivido in pieno ciò che dici e cioè che il centro dell'attività del giornalismo è la ricerca delle notizie. ho paura che siano molti i fattori che stanno convergendo verso l'indebolimento verso il concetto stesso di Verità... In fin dei conti se le fonti informative sono moltissime e indistinguibili, come facciamo a stabilirne una gerarchia. Scriveva Hannah Arendt: il di chi persegue potere ha sempre un atteggiamento contraddittorio con la nozione di Verità... Ne vorrebbe il controllo, diffida la trasparenza... Foucault ha dedicato un ciclo di conferenze alla nozione di PArresia... In fin dei conti, sempre di questo parliamo e cioè di controllo e potere... Mi piace la tua soluzione gruppi di cittadini che, anche localmente, difendono il diritto a un'informazione indipendente... sul piano delle policy sono più in difficoltà ma stra-certo che bisogna lottare per un giornalismo indipendente e autorevole...ciao! Roberto CAstelli Dezza
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