11 Commenti
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Avatar di francesco c

Bell'articolo! grazie f

Avatar di Stefano D'Amico

Grazie, ben scritto. Mio padre fece la guerra e fu in africa e fu prigioniero lasciando la moglie da poco sposata e che partorí in sua assenza mia sorella maggiore. Ho ricavato un libro dalle sue poesie a mia madre, ad uso interno della famiglia, in cui c'è la guerra e le considerazioni di un ventenne sulla vita e il futuro. Il mio stupore e cruccio? Lo scarsissimo interesse della generazione più giovane. Al di là delle mie, scarsissime, capacità letterarie nessuno dei nostri figli ha mostrato interesse per questo nonno, padre di cugini ecc che apriva il suo cuore in un periodo storico così complesso e importante. Peccato. Io l'ho fatto, mi ha avvicinato a mio padre che morì senza ci fossimo chiariti su molte cose e forse per questo lo scrissi.

Avatar di marisa lazzarino

Bellissimo racconto. Sublime nella sua semplicità. In questi giorni me ne sono perso anch'io uno di quelli che raccontavano.....e così la memoria storica finisce con noi. Tanto, sono troppo pochi quelli che potrebbero capire e sentire veramente.

Avatar di Silvio

Un racconto bello e straziante.

Avatar di Carla Zapparoli

Mi sono commossa. Nel racconto leggero e profondo ho ritrovato immagini e sensazioni e ricordi dei miei primi anni di vita. Sono del 1942 e ho ancora nell anima lo smarrimento dei bombardamenti del 1944/45. E l’odore dell aria all uscita dal rifugio e il colore del cielo. Non sono stata capace di calpestare la terra, o la sabbia della spiaggia, a piedi nudi sino a quasi ventenne.

Il dolore piu’ grande oggi e’ percepire che non c’e’ consapevolezza, non c e’ partecipazione emotiva per l orrore che succede oggi vicino a noi

Avatar di Viviana

Bellissime parole che rendono ancora più triste quello che stiamo vivendo. Anche io ho sentito i racconti dei miei nonni e quelli di mio padre e mia madre, di come avevano vissuto il periodo della guerra. Anche io quando sento notizie di guerra, così frequenti ultimamente, ripenso al racconto di mia madre, una bambina di pochi anni, che terrorizzata dai rifugi si rifiutava di scendervi e doveva essere trascinata da mia nonna. Mi viene in mente che il suo unico piccolo dramma è quello di soffrire ancor oggi di claustrofobia, e non riesco a pensare a quali possano essere i traumi e i drammi che resteranno nelle menti e nei corpi dei bambini di Gaza o di Kiev o di Teheran, e di tutte le altre numerosissime parti del mondo che sono ancora oggi teatri di guerra e violenza.

Avatar di Guido

Penso da giorni a quanto scritto. Come se mi si fosse letto nel pensiero. Sono da poco tornato dall'altopiano di Asiago, dai luoghi di Lussu e Rigoni Stern e tanti altri. Ho camminato probabilmente su quanto cresciuto e quanto rimasto sotto terra dei 50.000 soldati che non sono stati ritrovati, siano stati italiani e austroungarici. E mi sono messo a pensare al Sergente nella Neve, e non solo a quel libro ma a tutte le tematiche portate avanti dal grande vecchio sergente. Mi sono messo a pensare che loro hanno scritto per fissare sulle pagine le cose perché non potessero essere dimenticate. Ma quelle cose sono così vere, reali, distillate che - al netto della quantità di gente che legge in Italia e non solo - sono così scomode che devono essere dimenticate. Altrimenti il mondo virerebbe su altre strade. O peggio la vita di molti si ritroverebbe senza un senso. Quelle parole dovrebbero essere stampate sui cartelloni. Poi però mi domando quanto oggi, quanti oggi, invischiati in un mondo dis empatico, riuscirebbero solo per un attimo a capire quanto provarono quei giovani, nostri nonni e bisnonni. Mi domando quanto sanno i ventenni di quei ventenni. Ma se anche lo sanno, se riuscirebbero a provare qualcosa. ma non penso solo ai giovani. Io sono ancori più colpito dai settantenni, figli di quei soldati, o dai loro nipoti che, in massa, li hanno sotterrati - e con essi la loro memoria - sotto la montagna di soldi e di benessere che gli è arrivata addosso subito dopo. Primo Lavi capì che probabilmente anche la Shoah sarebbe stata dimenticata....( i morti della Shoah e le colpe dei carnefici). Comunque, basterebbe più Rigoni Stern e meno Tolkien....

Avatar di Marinfaliero

Mi sono ritrovato molto in quello che ha scritto.

Mio padre, classe 1936, condivideva spesso con me le sensazioni che aveva avuto da bambino.

Momenti tragici, come il suicidio di un ufficiale della RSI, o esaltanti come il ritorno di mio nonno dalla Russia.

Rifiutava il ricordo di una fame che non aveva mai patito ('avevamo orto e bestie') e questo dava ancora più credibilità al suo racconto, perché lo ha reso onesto anche quando sono diventato grande.

Ho sempre avuto la percezione che ritenesse depositari delle memorie più crude i soli maschi, che poi erano quelli che per lui dovevano conoscere la guerra e le sue sofferenze.

Negli anni mi ha fatto incontrare persone che avevano avuto le case occupate, altre che avevano portato in spalla il nonno durante la Ritirata, persino figli di fascisti e partigiani che erano stati nascosti in casa.

Ora ci sarei io ad avere la responsabilità di far conoscere questa guerra che ho conosciuto solo per tradizione orale, ma non sono così sicuro che qualcuno ne voglia far tesoro.

Avatar di Adri

la pura verità scritta con dolcezza e un poco di disperazione...

Avatar di Lachenal

Non ho capito bene perché ma il pezzo, letto d'impulso, mi è piaciuto, ha toccato qualcosa dentro. Grazie. Ora provo a rifletterci su

Avatar di Paolo Bisol

Molto bello e utile. Nel mio piccolo ho scritto un libretto sulla storia di un mio prozio e sui suoi compagni deportati: “Prima fermata: Dachau”