Appunti - di Stefano Feltri

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Il metodo Salvini

Il leader della Lega usa social e querele per intimidire i giornalisti che osano criticarlo. Con scarso successo, come dimostra l’archiviazione della sua querela contro di me per le critiche su Cutro

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Stefano Feltri
feb 27, 2026
∙ A pagamento

Se di fronte a una tragedia i ministri non sentono il bisogno di approfondire, di verificare, o anche soltanto di tacere e accogliere il dolore delle vittime, ma si chiedono subito come sfruttarla per far avanzare la loro agenda securitaria, beh, credo meritino tutta la nostra riprovazione. Loro e i tanti elettori che continuano a votarli o a volerli votare dopo averli visti all’opera

Appunti di Geopolitica Podcast: Come si va in guerra

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Stefano Feltri e Manlio Graziano
·
Feb 25
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Non mi piace mai parlare di me, ma ci sono un paio di fatti che credo possano essere di interesse generale e che quindi riporto qua. Entrambi riguardano il rapporto del leader della Lega e ministro dei Trasporti Matteo Salvini con i media e con la libertà di espressione.

Lo schema è sempre lo stesso: quando legge o sente una critica, un commento negativo, una polemica, il ministro scatena prima il suo pubblico social e dopo gli avvocati. Con scarsi risultati su entrambi i fronti.

L’altro giorno ho pubblicato qui su Appunti un pezzo molto fattuale intitolato Il ministro degli assassini: ogni volta che c’è un caso di cronaca rilevante nel quale un uomo, bianco, italiano, appartenente a una delle categorie che Salvini si sente di rappresentare, spara e uccide un rapinatore, un immigrato, uno spacciatore, il leader della Lega difende l’omicida. Non solo, chiede che non sia neppure indagato, avvia raccolte fondi.

Lo ha fatto nel caso del poliziotto Carmelo Cinturrino a Rogoredo, che ha sparato a uno spacciatore e poi ha inscenato una finta aggressione con una pistola giocattolo per sviare le indagini.

Lo ha fatto con l’ex assessore leghista alla Sicurezza di Voghera, Massimo Adriatici, che faceva ronde per la sicurezza armato di pistola e ha ucciso una persona con disturbi psichiatrici, il 39enne marocchino Younes El Boussettaoui (Adriatici è appena stato condannato a 12 anni per omicidio volontario).

Lo ha fatto per il gioelliere Mario Roggero, che ha sparato e ucciso due rapinatori in fuga (condanna per Roggero a 14 anni e 9 mesi).

Sui social, molti fan del leader della Lega - o molti bot con zero follower forse attivati dalla sua struttura di comunicazione - reagiscono indignati al mio articolo, di solito con l’invito al ministro a querelare.

Tempo un paio di giorni, e l’account ufficiale di Salvini risponde a modo suo. Pubblica uno screenshot di Appunti ma lascia solo il titolo e l’immagine, oscura la testata, non c’è il link, e manca ogni elemento per contestualizzare.

C’è il solito paradosso del vittimismo social: un politico che si sente offeso dal titolo di un articolo pubblicato da una newsletter con 27.500 che fa? Lo rilancia ai suoi 1,5 milioni di follower in modo che tutti ma proprio tutti possano leggerlo.

L’obiettivo è chiaro: suscitare indignazione ed empatia senza pubblicizzare però in alcun modo il contenuto, dunque senza dare spiegazioni ai follower di cosa si intenda con “ministro degli assassini”. Cioè un ministro che lancia campagne pubbliche in difesa di assassini, sospettati, rei confessi, condannati.

A giudicare dai commenti nel feed, non sembra che l’operazione simpatia sia riuscita, visto che molti utenti rinfacciano a Salvini i post in difesa di Cinturrino o altre sue campagne contro la stampa, come quando ha querelato Il Fatto Quotidiano per il titolo “Salvini non ha mai lavorato” e ha perso.

Le reazioni social

La querela per Cutro

C’è un caso che si è trascinato per anni e del quale adesso posso scrivere. Salvini non risponde sempre “con il sorriso” alle critiche, spesso usa gli avvocati, come in questa vicenda in cui ha scelto la via giudiziaria, perché infastidito da un mio articolo. Un classico caso di querela intimidatoria per silenziare opinioni sgradite.

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