Appunti - di Stefano Feltri

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Chi crede a Lavitola?

Belpietro e la Verità attaccano Appunti perché non crede alle versioni sempre diverse con cui il faccendiere cerca di colpire Ranucci

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Stefano Feltri
ago 15, 2026
∙ A pagamento

La vera questione non è se Ranucci sia un giornalista al di sopra di ogni critica (chi lo è?). La vera questione è che Lavitola - e i suoi eventuali mandanti - stanno vincendo. Grazie anche al supporto di tutti quelli che, in questa storia, hanno deciso che il problema è Ranucci e non Lavitola con la sua bomba e i suoi piani ancora da capire davvero

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Appunti di Geopolitica: il nuovo numero della rivista

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Stefano Feltri
·
Aug 8
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In questi giorni si sono sovrapposti due dibattiti: uno riguarda la professionalità di Sigfrido Ranucci e la credibilità della trasmissione che guida, Report. L’altro è sull’attentato che ha organizzato nei suoi confronti il faccendiere pluricondannato Valter Lavitola del quale Ranucci si è detto “amico fraterno”.

Queste due questioni si possono collegare soltanto per il fatto che Ranucci non ha saputo gestire il rapporto con Lavitola e ne è stato travolto.

Il primo dibattito, però, quello sulla professionalità di Ranucci, è comunque una conseguenza dell’attentato, non ci sarebbe senza la bomba.

Intendiamoci, tanto Ranucci quanto Report sono criticabili e criticati da anni. Ma sono la bomba e l’amicizia con Lavitola che, a quanto pare, potrebbero far saltare la conduzione di Report.

Qualunque sia il giudizio sulla professionalità di Ranucci, è oggettivo che nei mesi scorsi Report si è trovato in conflitto con il centrodestra e che il direttore degli approfondimenti Rai chiedeva a Ranucci di fare inchieste su partiti diversi da quelli di maggioranza.

Dunque, la domanda è sempre la stessa: che cosa ha fatto Lavitola e perché? I giornali continuano ad adattare il proprio racconto alle versioni di Lavitola, che però si evolvono e contraddicono, dunque non possono essere prese sul serio.

L’abbaglio di Belpietro

Il direttore della Verità - Maurizio Belpietro - mi ha dedicato un lungo editoriale, che prendo come un riconoscimento del fatto che Appunti è uno dei pochi contesti dove non abbiamo seguito il piffero di Lavitola.

Ora, Belpietro si concede qualche frecciatina personale polemica. Eppure, in materia di falsi attentati, Belpietro dovrebbe attenersi a un anglosassone distacco nella cronaca. Qualcuno ricorderà ancora le prime pagine di Libero, che allora dirigeva, quando nel 2010 Belpietro si presentava come vittima di un attentato per farlo tacere per le sue presunte posizioni scomode (sempre allineate con quelle del centrodestra, anche allora al governo, peraltro).

Belpietro se la prendeva con “la sottile infamia” di chi insinuava che l’attentato fosse una bufala. La procura ha poi archiviato tutto: il caposcorta di Belpietro aveva sparato nell’androne del palazzo, ma i pm “escludono con ragionevole certezza l’ipotesi che i fatti siano riconducibili a un preordinato piano di attentato alla vita del dottor Belpietro”.

Lo stesso caposcorta era stato protagonista di un episodio simile anni prima, quando faceva da scorta al magistrato Luigi D’Ambrosio.

Dunque, Belpietro dovrebbe essere il primo a capire che in questi contesti ci sono più sfumature di quelle che si potrebbe pensare sull’onda dell’emozione.

L’attentato a Belpietro era un errore di valutazione caposcorta? Era una situazione di tensione in cui c’era un potenziale pericolo, qualcuno ha sparato e per fortuna nessuno si è fatto male?

Una volta archiviata l’ipotesi dell’attentato, non mi risulta si sia cercata una risposta definitiva. Di sicuro non c’è alcun elemento per sostenere che fosse una minaccia dovuta a qualcuno che voleva colpire Belpietro per le sue idee.

Nel caso di Ranucci, c’è una differenza sostanziale. Sappiamo molto. Sappiamo che c’è un loquace mandante che continua a raccontare balle.

Cosa ha fatto Ranucci

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