Argo e Telemaco
Il vecchio slogan femminista “il personale è politico” ha avuto troppo successo. Ma non tutto ciò che oggi sembra politico lo è davvero.
In questi giorni tutti discutono dell’Odissea di Christopher Nolan, Appunti ha già pubblicato la recensione di Gloria Origgi, scritta con perfetto tempismo, e nei prossimi giorni uscirà un lungo saggio di Christian Raimo.
Visto che ho la fortuna di avere un amico grecista, il grandissimo Giulio Guidorizzi, gli ho chiesto se avesse voglia di contribuire a questa discussione omerica, visto che lui l’Odissea l’ha addirittura riscritta in prosa per Einaudi.
Giulio ha risposto a modo suo, condividendo due poesie che ha pubblicato negli anni, a proposito di due figure chiave del poema: il cane Argo e Telemaco, il figlio di Ulisse.
Ve le condivido qui su Appunti, mentre sotto trovate - per abbonate e abbonati - l’analisi del film firmata dal classicista Armand D’Angour.
Stefano Feltri
Giulio Guidorizzi ha insegnato Letteratura greca e Antropologia del mondo antico nelle Università di Torino e di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: Il mito di Edipo (Einaudi 2004, con M. Bettini); Il mito greco (2 voll., Mondadori 2009-2012, la cui introduzione ha ricevuto il Premio De Sanctis 2013 per il Saggio breve); Il compagno dell’anima. I Greci e il sogno (Raffaello Cortina 2013, Premio Viareggio- Rèpaci); Io, Agamennone. Gli eroi di Omero (Einaudi 2016), Ulisse. L’ultimo degli eroi (Einaudi 2018), Enea, lo straniero. Le origini di Roma (Einaudi 2020) e Pietà e terrore. La tragedia greca (Einaudi 2023). Ha tradotto, tra l’altro, i lirici greci, Baccanti, Ifigenia in Aulide e Le troiane di Euripide, Edipo re di Sofocle.
Argo
Non era che un cane
Vecchio, pieno di pulci e zecche
E cercò del letame per morire.
Aveva aspettato vent’anni
E vent’anni sono tanti per un cane.
Già l’ultima scintilla di luce
Si copriva d’ombra a poco a poco
Ma d’improvviso percepì il suo odore
Mai dimenticato per tant’anni
E con l’ultimo frammento di luce
Vide una Lacrima
Scendere sul viso di un Vecchio mendicante
Chinato sopra lui.
Così morì il cane Argo.
Il ritorno di Telemaco
a Piero Boitani
Azzurra e bianca scivola la vela
verso il chiaro orizzonte
dove l’ombra della mia terra si disegna,
il mare percorso dai venti
si apre frusciando sotto la chiglia
spruzzi di spume inquiete
mi bagnano il viso.
Mio padre l’ho cercato tra le strade
viola di questo mare,
tra le scogliere, i promontori ignoti,
sino alla reggia di Nestore
e alle case ben costruite di Sparta.
Nessuno sa, certo le sue ossa
si disfano disperse sulla riva
di qualche isola ignota
e la gloria di Ulisse
si è consunta con loro,
oppure l’abisso del mare
lo abbraccia muto
insieme alle sue gesta,
dimenticate e vane,
nessuno che lo ricordi e che lo pianga.
Solo, tra nemici,
arrivo alla mia Itaca,
non avrò la voce di un padre a salutarmi.
Angosciato Telemaco s’avvia
per l’erta di sassi,
con un gran vuoto nell’anima
e vuota è anche la strada
se non per due figure
a mala pena visibili a distanza
il suo vecchio porcaro
e accanto uno straccione forestiero.
L’Odissea di Nolan, non quella di Omero
L’Odissea di Nolan era destinata fin dall’inizio a essere uno spettacolo. Ma ha ben poco di omerico e nulla dello spirito greco




