A chi tocca dopo Maduro?
Non solo Canada e Messico: i leader europei si sentono tranquilli perché guidano governi democratici, ma gli Stati Uniti di Trump vogliono partner più affidabili ovunque sia possibile
Si può individuare qui un pattern, un filo conduttore comune a tutti i cosiddetti «alleati» di Washington: dopo essersi dimenati abbastanza disordinatamente in questi ultimi dodici mesi per cercare di capire cosa fare nel mondo post-americano, si trovano oggi a balbettare vuote formule diplomatiche per non disturbare l’imprevedibile manovratore americano
Manlio Graziano
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«Cerchiamo buoni rapporti e relazioni commerciali pacifiche con le nazioni del mondo senza imporre loro cambiamenti democratici o sociali». Questo è quanto si può leggere nella recente National Security Strategy (NSS) degli Stati Uniti, al capitolo IV («The Strategy»), sottocapitolo I («Principles»).
Gli avvenimenti del 3 gennaio in Venezuela dimostrano quel che già si sapeva: che l’America non ha più né strategia né principi. Oppure che quel documento – già zeppo di insanabili contraddizioni interne – è rapidamente invecchiato, nonostante fosse stato pubblicato meno di un mese prima (il 4 dicembre).
A parte i suoi clientes, qualche apparatčiki del regime e Miguel Díaz-Canel, il caudillo di Cuba, nessuno rimpiangerà Nicolás Maduro – a meno che, tra qualche anno, qualcuno tiri fuori la trita e trista litania nostalgica così spesso risuonata in Italia, come pure in Russia e in Germania dell’Est, e persino in Libia, secondo cui «si stava meglio quando si stava peggio».
Lasciamo dunque Maduro al suo destino (per ora più invidiabile rispetto a quello riservato a Muhammar Gheddafi e a Saddam Hussein) e occupiamoci invece di ciò che conta maggiormente: l’impatto geopolitico dell’intervento militare americano in Venezuela.
Farsa e tragedia
Nel documento della NSS, la parola «Western Hemisphere» compare tredici volte in 29 pagine, mentre, per esempio, «European Union» vi si trova una sola volta, per accusarla, tra l’altro, di «minare le libertà politiche e la sovranità».
Questo già basterebbe a capire – se ci si potesse fidare di un documento sconclusionato e già obsoleto – dove stiano le priorità dell’amministrazione Trump. In particolare, si legge che «dopo anni di negligenza, gli Stati Uniti riaffermeranno e applicheranno la Dottrina Monroe per ripristinare la supremazia americana nell’emisfero occidentale».






