Appunti - di Stefano Feltri

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Un’Unione di codardi

I leader dell’Unione europea e i vertici delle istituzioni si allineano a sostegno della guerra illegale e irresponsabile all’Iran. Nel 2003 con l’Iraq avevano avuto più dignità

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Stefano Feltri
mar 03, 2026
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Il modello Venezuela non può funzionare in Iran, per una ragione strutturale: il sistema politico iraniano è un sistema multilivello, in cui i diversi vertici sono concatenati tra di loro. Togliere la Guida Suprema non significa cambiare il regime. La stessa Costituzione lo prevede in modo molto chiaro

Pier Luigi Petrillo

Nessuno è in grado di prevedere come si evolverà la guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran nei prossimi giorni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a parlare ma rivela soltanto l’assenza di una strategia, ora evoca un conflitto di almeno un mese, che è più del doppio della durata dell’ultimo attacco a giugno scorso.

Mentre ragionare sul futuro è difficile, l’analisi del presente dovrebbe essere più semplice: le premesse e i modi di questa guerra, oltre agli effetti immediati, sono in contrasto con tutto quello che l’Unione europea ha detto e fatto in questi anni, in materia di diritto internazionale, nei confronti dell’Iran e di approccio complessivo del Medio Oriente.

Eppure i leader europei, inclusi quelli delle istituzioni europee, non riescono a dire una parola di critica agli Stati Uniti e a Israele, con l’eccezione del premier spagnolo Pedro Sánchez, che ormai è il leader solitario dell’opposizione europeista interna.

Sánchez ha detto una cosa ovvia, in coerenza con i principi professati ma non praticati anche da tutti gli altri leader: si può condannare un regime “odioso” come quello iraniano senza per questo approvare un intervento militare “ingiustificato, pericoloso e fuori dalla legalità internazionale”.

Parole semplici, ma impronunciabili per quell’élite europea che passa il tempo a evocare una “autonomia strategica” nella quale evidentemente non crede, se poi alla prima occasione si riallinea con gli Stati Uniti di Donald Trump dai quali si vorrebbe emancipare.

Il caso più sorprendente è quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che nel suo mandato non ha la politica estera, che spetta agli Stati membri e al Consiglio che li coordina. Infatti l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, è sia commissario che vicepresidente del Consiglio.

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