Pieni poteri
I promotori della riforma della Giustizia aprono la campagna elettorale e spiegano il vero obiettivo: indebolire la magistratura
Nell’impianto politico e retorico, prima ancora che normativo, costruito dalla destra, l’approvazione della riforma nel voto popolare serve a sancire appunto la primazia del potere che trova la sua legittimazione nel consenso rispetto al potere - quello dei magistrati - che la trova nella legge
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La campagna elettorale per il referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia è già cominciata, anche se le pratiche per richiedere la consultazione popolare sono ancora in corso.
I protagonisti di questo dibattito hanno iniziato a dare una connotazione molto politica della posta in gioco. Molto più politica di quello che ci si poteva aspettare visto che il governo, o almeno la premier Giorgia Meloni, sembrava intenzionato a tenere la discussione su un piano tecnico. Così da non legare le prospettive dell’esecutivo al risultato del referendum.
E invece l’impostazione della campagna, almeno sul fronte del Sì, cioè dei favorevoli alla riforma, è iper-politica e si può riassumere così: volete togliere potere ai magistrati in modo che la politica, cioè il governo, sia più forte?
Il titolo dell’intervista al Corriere della Sera del ministro della Giustizia Carlo Nordio è su questi toni: “La politica con la riforma riprende i suoi spazi”. E non un messaggio ovvio, visto che quando devono arginare i critici, Nordio e altri sostenitori negano che vengano toccate le prerogative dei giudici.
Ma se il ruolo dei magistrati non cambia, se nessuno attenta alla loro indipendenza, in particolare a quella dei pubblici ministeri, come fa la politica a “riprendere i suoi spazi”? E quali sarebbero questi spazi?
Le dichiarazioni di Nordio al Corriere non sono di immediata comprensione: la riforma - dice - “fa recuperare alla politica il suo primato costituzionale. Il governo Prodi cadde perché Mastella, mio predecessore, fu indagato per accuse poi rivelatesi infondate”.
Di nuovo non è chiaro cosa intenda il ministro: nell’impianto della riforma non c’è nulla che impedisca a un pubblico ministero, se lo ritiene necessario, di indagare su esponenti politici. Lo stesso Nordio, sempre al Corriere, ci tiene a precisare che il governo non ha toccato “l’obbligatorietà dell’azione penale”.
Avanzamenti e arretramenti
Eppure, anche il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, l’avvocato Fabio Pinelli di area leghista, sempre al Corriere il giorno prima si era premurato di dare lo stesso messaggio: “Montesquieu diceva che ad ogni avanzamento di un potere corrisponde un arretramento dell’altro. Credo sia in corso un riassetto dell’equilibrio dei poteri, non solo in Italia”.
Pinelli poi dice che si augura che “il referendum sia un momento di confronto sul piano tecnico”.
Alla Verità il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto trasmette un messaggio coerente: “C’è un nucleo di potere che resiste alle riforme, ed è una resistenza ovvia, perché chi ha il potere cerca naturalmente di non perderlo. Questo atteggiamento di pura casta, però, sarà giudicato dagli italiani”.
Dunque, dicono i promotori della riforma, questa modifica della Costituzione ha come primo obiettivo quello di cambiare il rapporto tra potere politico e potere giudiziario. E poiché non interviene sul lato della politica, se ne può dedurre soltanto una cosa: che serve a indebolire la magistratura. Non come effetto collaterale, ma come primo obiettivo.
La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, di cui si è parlato molto, non è il cuore della riforma. E’ semplicemente l’unico aspetto comprensibile a chi non conosce i dettagli dell’organizzazione interna della magistratura e non sa valutare le implicazioni delle innovazioni organizzative.
Il potente sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, in un’intervista con Bruno Vespa, spiega che questa riforma vuole ridimensionare i “pieni poteri”, che sono quelli della magistratura, non della politica.
Gli esempi che cita sono tutti relativi a decisioni di giudici non allineati con le priorità del governo: il blocco delle deportazioni di migranti verso l’Albania, il sequestro di stabilimenti produttivi come quello dell’Ilva, la scelta di scarcerare i 2 arrestati per i disordini di Roma dopo le proteste per Gaza e l’accusa alla procura - par di capire - per non aver ancora adottato provvedimenti contro i 262 denunciati.
In pratica, Mantovano argomenta che la riforma metterà fine a questo increscioso problema di magistrati che, in nome dell’applicazione della legge italiana o europea, come nel caso dei migranti, si oppongono a decisioni del governo.
Dunque, è su questo che gli italiani si troveranno a votare in primavera in un referendum confermativo senza quorum: sul ridimensionamento della magistratura.
Vale la pena ricordare che negli Stati Uniti il dibattito intorno alla svolta autoritaria impressa da Donald Trump ha come punto fermo che la differenza tra una democrazia e una dittatura è se il presidente americano è soggetto alla legge o se invece è la legge a essere soggetta al presidente americano.
Per ora perfino Trump non ha mai trasgredito in modo plateale le decisioni di un tribunale. Quella è la linea rossa che, se attraversata, segna il passaggio dalla democrazia a qualcos’altro. A una democrazia autoritaria, o
Nessuna delle modifiche previste dalla riforma costituzionale, se esaminata fuori dal contesto, sembra garantire questo obiettivo così esplicito, cioè stabilire una supremazia del potere esecutivo su quello giudiziario. Se messe insieme e lette nel quadro che gli stessi promotori suggeriscono, tutto diventa un po’ più chiaro.
La separazione delle carriere tra accusa e giudicante, di per sé, non sembrerebbe avere alcuna conseguenza: oggi sono pochissimi, una trentina all’anno, i magistrati che passano da una parte all’altra, e ci sono molti paletti per limitare le opzioni.
Ma separare le carriere rompe di fatto la magistratura in due, e questa è una delle mosse che, per usare le espressioni del vicepresidente del Csm Pinelli, spinge al riequilibrio di poteri. Nel senso che un conto, per la politica, è confrontarsi con un blocco unico e compatto, un altro è avere a che fare con due tronconi.
Separare le carriere serve non tanto ai fini di cambiare il modo in cui si gestiscono i processi, visto che niente viene previsto su questo punto. Serve invece a smantellare il Csm come lo conosciamo oggi, cioè come organo di fatto unico di autogoverno della magistratura, presieduto dal presidente della Repubblica.
Dopo la riforma, ci saranno due Csm, uno per i pubblici ministeri e uno per i giudici. Entrambi presieduti dal capo dello Stato, che però non sarà coinvolto nell’alta corte che si occuperà delle questioni disciplinari, anche quelle oggi sotto il Csm.
Dalle dichiarazioni dei promotori della riforma sembra di capire che proprio questa alta corte debba rendere più controllabile la magistratura. Ma come?
Il senso del sorteggio
Con lo strumento del sorteggio che, come tutte le tecniche di elezione, è manipolabile.
Oggi il Csm ha una solida maggioranza di membri togati, 20 membri, 10 sono eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di materie giuridiche con una lunga esperienza e con una maggioranza molto trasversale. Poi ci sono tre membri di diritto, il presidente della Repubblica, il primo presidente e il procuratore generale di Cassazione.
Dopo la riforma, tutti i membri del Csm saranno estratti a sorte: due terzi tra i magistrati, rispettivamente requirenti e giudicanti per ciascun consiglio, mentre un altro terzo sarà estratto a sorte dagli elenchi compilati dalla politica.
Anche i membri dell’alta corte disciplinare, quelli che devono valutare il comportamento dei magistrati, sono estratti a sorte sulla base degli elenchi del Parlamento, oltre che tra pubblici ministeri e giudici con vent’anni di esperienza. Tre giudici sono nominati dal presidente della Repubblica.
Quindi si passa da una magistratura che funziona con un autogoverno basato di fatto sulle correnti e su una sua versione della democrazia rappresentativa, con le correnti che eleggono rappresentanti al Csm un po’ come i partiti mandano in Parlamento deputati, a un sistema in cui la democrazia interna alla magistratura viene cancellata.
I magistrati nei due Csm saranno scelti per sorteggio, i laici sorteggiati nelle liste compilate dal Parlamento, e già questo garantisce un po’ più potere alla politica, mentre i magistrati non possono compilare liste.
Il mandato popolare
Questo è l’impianto della riforma. Ma perché i promotori sono così sicuri che questo insieme di norme molto tecniche, dalle implicazioni non immediatamente evidenti, restituirà più potere alla politica?
Perché c’è il referendum. Il voto popolare è cruciale in questo processo, come dimostra il fatto che è la destra di governo a volere il voto, non tanto e non soltanto l’opposizione.
Nell’impianto politico e retorico, prima ancora che normativo, costruito dalla destra, l’approvazione della riforma nel voto popolare serve a sancire appunto la primazia del potere che trova la sua legittimazione nel consenso rispetto al potere - quello dei magistrati - che la trova nella legge.
A prescindere dai dettagli tecnici, se la riforma passa, il governo potrà dire che ha chiesto agli italiani se volevano ridimensionare il ruolo dei giudici e stabilire la supremazia della politica. E che gli italiani hanno votato per questo.
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divide et impera
>Nell’impianto politico e retorico, prima ancora che normativo, costruito dalla destra, >l’approvazione della riforma nel voto popolare serve a sancire appunto la primazia del potere >che trova la sua legittimazione nel consenso rispetto al potere - quello dei magistrati - che la >trova nella legge.
Insomma, siamo alle solite: se il 90% della popolazione crede che 2+2 e' uguale a 5, non bisogna educare alla matematica (o alle leggi di una vera democrazia con i contrappesi) quel 90% ma cambiare i libri di matematica..
Francesco Del Zotti
PS : ho cambiato carta di credito e non so come immetterla in uno spazio ad hoc di Appunti-substack. Puo' gentilmeente il Direttore o chi per lui farmi contattare dal team amministrativo sul come fare , e dove, a immettere la nuova carta e cosi' rinnovare? Grazie, FDZ