I cimiteri raccontano moltissimo a chi sa leggere. Al di là della mia storia personale, che pure avrebbe cose curiose da raccontare in quanto protestante che un tempo frequentava un cimitero fuori dalle mura cattoliche consacrate (ormai superate dall' avvento di cimiteri finalmente laici), è possibile capire gli avvenimenti sconvolgenti di una comunità (guerre, pestilenze), le abitudini delle sepolture nei diversi periodi, le importazioni dei vari marmi pregiati piuttosto che della pietra locale...
È rassicurante leggere, di rado peraltro, ciò che avresti voluto scrivere .. riflessioni semplici misurate ma profonde. Grazie .. anche per il ricordo dedicato a Pasolini, la citazione da De Gregori e la musica solo di Jarrett.
sono considerati luoghi tristi, i cimiteri. io, che li frequento, li trovo ameni, tranquilli, silenziosi, con gente che si saluta anche se non si conosce, si scambia una parola, una gentilezza. ci vado perché ci trovo i miei cari e adesso anche panchine dove posso sedermi e passare il tempo con un libro, un giornale e ascoltare musica. rigorosamente con le cuffie per non disturbare. in realtà sono dei magnifici parchi che per fortuna non sono toccati dal turismo. grazie all'autore dell'articolo che ha ricordato che anche i morti hanno il loro giorno di celebrità.
Sono una fan di Fabrizio Tesseri. I suoi racconti evocano in me sentimenti di tenerezza e nostalgia e mi aprono un piccolo e breve spazio personale di memoria e riflessione. Grazie
Anche io ieri sono andata al Cimitero. È bello andarci perché é un luogo dell anima. Uno dei pochi posti dove la gente si incontra. Ieri ho incontrato una mia cara amica, abbiamo ricordato insieme. Alla fine mi ha chiesto della mia nipotina nata da due mesi:il Cimitero é diventato un luogo vivo.
la cosa che più mi rattrista in un cimitero sono le tombe che si vedono abbandonate dove da tempo più nessuno non solo non posa un fiore ma neppure ne cura l'aspetto. E ' alla lunga il destino di quasi tutte le tombe perchè o non ci sono più discendenti o questi si sono spostati a vivere lontano. Cmq la cosa peggiore che ho visto al cimitero, in quello dei miei, era una lapide posta su di un muro vicino ad un ingresso con un bassorilievo di scheletri e sotto scritto: noi fummo quel che voi siete, voi sarete quel che noi siamo. Da fuggire, per fortuna ultimamente volevo farla notare ad un conoscente ed invece ho scoperto che l'hanno tolta.
Penso che la cosa migliore per ricordare i propri avi defunti sia come fanno in certi paese asiatici, l'altarino piccolissimo in casa e che si sposta coi cambi di casa e viene ereditato dai successori, finchè ce ne sono ( ma in quei paesi non hanno la nostra crisi di natalità)
Questo scritto così delicato mi fa venire in mente che i miei parenti più stretti sono stati cremati e le ceneri disperse. Non ha senso per me andare al cimitero. E confesso che a me, favorevole da sempre alla cremazione e alla dispersione, ora manca un posto fisico in cui ricordare i miei cari. Contraddizioni della vita che passa
Argomento immenso quello del giorno dei morti e del posto che i nostri morti occupano nella nostra vita e di ciò che dovrebbero ricordarci loro e i cimiteri dove riposano e cioè che anche noi vivi siamo mortali. Continuiamo a custodirli nei nostri cuori e nei nostri pensieri tutti i giorni anche se non amiamo i cimiteri, soprattutto nel giorno dei morti. Grazie per questo articolo.
Grazie!
I cimiteri raccontano moltissimo a chi sa leggere. Al di là della mia storia personale, che pure avrebbe cose curiose da raccontare in quanto protestante che un tempo frequentava un cimitero fuori dalle mura cattoliche consacrate (ormai superate dall' avvento di cimiteri finalmente laici), è possibile capire gli avvenimenti sconvolgenti di una comunità (guerre, pestilenze), le abitudini delle sepolture nei diversi periodi, le importazioni dei vari marmi pregiati piuttosto che della pietra locale...
Grazie.
" i morti ..sono nel mio presente con la loro assenza" : un'ovvietà molto bella che condivido
fino in fondo.
Così, per me e con me, i morti fanno "comunità" e forse per questo nei cimiteri, spesso, silenzi e parole suonano più veri.
È rassicurante leggere, di rado peraltro, ciò che avresti voluto scrivere .. riflessioni semplici misurate ma profonde. Grazie .. anche per il ricordo dedicato a Pasolini, la citazione da De Gregori e la musica solo di Jarrett.
sono considerati luoghi tristi, i cimiteri. io, che li frequento, li trovo ameni, tranquilli, silenziosi, con gente che si saluta anche se non si conosce, si scambia una parola, una gentilezza. ci vado perché ci trovo i miei cari e adesso anche panchine dove posso sedermi e passare il tempo con un libro, un giornale e ascoltare musica. rigorosamente con le cuffie per non disturbare. in realtà sono dei magnifici parchi che per fortuna non sono toccati dal turismo. grazie all'autore dell'articolo che ha ricordato che anche i morti hanno il loro giorno di celebrità.
bello che ci sia qualcuno che riesce a dire quello che pensi,
o che non riesci
o che vorresti
pensare.
grazie
Sono una fan di Fabrizio Tesseri. I suoi racconti evocano in me sentimenti di tenerezza e nostalgia e mi aprono un piccolo e breve spazio personale di memoria e riflessione. Grazie
Anche io ieri sono andata al Cimitero. È bello andarci perché é un luogo dell anima. Uno dei pochi posti dove la gente si incontra. Ieri ho incontrato una mia cara amica, abbiamo ricordato insieme. Alla fine mi ha chiesto della mia nipotina nata da due mesi:il Cimitero é diventato un luogo vivo.
la cosa che più mi rattrista in un cimitero sono le tombe che si vedono abbandonate dove da tempo più nessuno non solo non posa un fiore ma neppure ne cura l'aspetto. E ' alla lunga il destino di quasi tutte le tombe perchè o non ci sono più discendenti o questi si sono spostati a vivere lontano. Cmq la cosa peggiore che ho visto al cimitero, in quello dei miei, era una lapide posta su di un muro vicino ad un ingresso con un bassorilievo di scheletri e sotto scritto: noi fummo quel che voi siete, voi sarete quel che noi siamo. Da fuggire, per fortuna ultimamente volevo farla notare ad un conoscente ed invece ho scoperto che l'hanno tolta.
Penso che la cosa migliore per ricordare i propri avi defunti sia come fanno in certi paese asiatici, l'altarino piccolissimo in casa e che si sposta coi cambi di casa e viene ereditato dai successori, finchè ce ne sono ( ma in quei paesi non hanno la nostra crisi di natalità)
Questo scritto così delicato mi fa venire in mente che i miei parenti più stretti sono stati cremati e le ceneri disperse. Non ha senso per me andare al cimitero. E confesso che a me, favorevole da sempre alla cremazione e alla dispersione, ora manca un posto fisico in cui ricordare i miei cari. Contraddizioni della vita che passa
Grazie, una lettura piacevolmente garbata. L’ho trovata balsamica, in questi tempi strillati.
Bello, mi ci sono ritrovato…
Non amo andare in cimitero perché privilegio la memoria che conservo gelosamente.
P. lo ammazzano a ogni ricorrenza. E non solo.
Grazie per la riflessione
grazie Fabrizio, l'hai scritta anche per me.
non ascoltavo Keith Jarret mai i pensieri erano i medesimi
Grazie per questo scritto, che ho trovato molto vero e delicato. Molto bello e dolce il finale.
Argomento immenso quello del giorno dei morti e del posto che i nostri morti occupano nella nostra vita e di ciò che dovrebbero ricordarci loro e i cimiteri dove riposano e cioè che anche noi vivi siamo mortali. Continuiamo a custodirli nei nostri cuori e nei nostri pensieri tutti i giorni anche se non amiamo i cimiteri, soprattutto nel giorno dei morti. Grazie per questo articolo.