L’omertà stellata
Come nel caso Epstein, anche nella vicenda del ristorante Noma tutti sapevano degli abusi di potere dello chef. Ma nessuno parlava
Non c’è solo il caso Noma. C’è una grandissima fetta della ristorazione, non solo italiana ma mondiale, quella cosiddetta mainstream. Lì tantissimi lavoratori e tantissime lavoratrici subiscono violenze, vengono retribuiti poco, i contratti di lavoro sono violati, le condizioni di lavoro sono terribili e nessuno ne parla
Sonia Ricci
Una delle grandi domande che solleva il caso del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein è come sia stato possibile che qualcuno così al centro dell’establishment internazionale abbia potuto macchiarsi di nefandezze terribili senza che mai ci fosse una sanzione almeno reputazionale.
Come è possibile che tutti continuassero a frequentarlo nonostante il patteggiamento per crimini sessuali del 2008? E cosa pensare di una élite che frequenta qualcuno la cui reputazione è ben conosciuta e la disinvoltura nell’approfittare di ragazzine fragili conclamata e rivendicata?
Al netto degli aspetti penali e politici emerge da quella storia la scoperta di un sistema di omertà e indifferenza che sembra tipico degli ambienti più esclusivi, delle élite più selezionate.
Una omertà e una indifferenza che emergono anche da un altro angolo del sistema, dal ristorante dove forse gran parte di quella “Epstein class” ha mangiato, perché si tratta del ristorante più esclusivo al mondo. Il Noma di Copenhagen, tre stelle Michelin, che ha reinventato la cucina nordica.



