L’intelligenza artificiale non è solo una bolla
Dopo due anni di entusiasmi, i mercati ora sono incerti sull’impatto di una tecnologia che ha mobilitato investimenti colossali
L’adozione dell’intelligenza artificiale soprattutto nelle aziende non è un processo istantaneo. Anche gli scenari più facili da immaginare richiedono tempi di transizione: sostituire gli operatori umani con chatbot che rispondono alle domande più standard dei clienti può essere un processo che prende anni, ristrutturare flussi di lavoro per delegare ad agenti artificiali mansioni oggi svolte da individui è complesso
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Da giorni i mercati hanno iniziato a oscillare parecchio. Sono nervosi, come si dice con un’espressione abusata che sembra attribuire loro umori e pensieri umani. E no, non c’entra la vittoria di Zohran Mamdani alle elezioni per il sindaco di New York.
Gli investitori non sono spaventati dall’ascesa di un Democratico socialista alla guida di quella che era già una delle città più a sinistra degli Stati Uniti.
Quello che preoccupa i mercati è una domanda che rimbalza da mesi e che nelle ultime settimane si è fatta ossessiva: e se quella dell’intelligenza artificiale fosse una bolla speculativa?
A forza di ripeterla, la domanda trova una risposta ovvia: se tutti parlano di una bolla, è il segnale che c’è una bolla. Anche se tra gli economisti finanziari non c’è neppure consenso su cosa sia esattamente una bolla speculativa.






