L’età della paralisi
La Francia è intrappolata in una crisi politica permanente. Come scrive Robert D. Kaplan, le nostre democrazie sembrano la Repubblica di Weimar
Macron si trova davanti a una scelta difficile: perdere tutto nel tentativo di restituire credibilità al proprio Paese, oppure insistere in una politica che lo vede aggrapparsi al suo ruolo di presidente, cercando di tirare avanti fino al 2027
L’analisi di Gloria Origgi
I corsi di Appunti di Geopolitica
Rivedi la prima lezione
Benvenuti nell’età della paralisi: la democrazia liberale come la conosciamo noi non sta funzionando. A inceppare il meccanismo è stato, tra l’altro, il tentativo di evitare che le destre o comunque i partiti anti-sistema e anti-democratici arrivassero al potere. Questi sforzi hanno irrigidito la competizione politica, frustrato gli elettori, generato scetticismo e così hanno preparato le condizioni proprio per il trionfo di quelle destre che si volevano fermare.
Guardate la Francia: il nuovo primo ministro Sébastien Lecornu, indicato da Emmanuel Macron appena un mese fa, ha presentato la lista dei ministri e poi si è dimesso prima ancora di cominciare a governare.
Non ci sono le condizioni, non ci sono mai state per quello che Macron dall’Eliseo continua a tentare, cioè costruire una maggioranza parlamentare sbilanciata verso destra che faccia passare misure di austerità grazie all’astensione del Rassemblement National.
I voti non c’erano per Michel Barnier un anno fa, non c’erano per François Bayrou un mese fa e non ci sono per il terzo primo ministro in un anno stritolato dalla crisi politica permanente della Francia.
La crisi permanente
La paralisi non è soltanto francese, ma la Francia è diventata l’epicentro di questa crisi democratica senza soluzione.




