L’età del caos
E’ già tempo di un primo bilancio dell’effetto Trump: i pesi e contrappesi del sistema americano non funzionano, i calcoli geopolitici sono sbagliati, la credibilità degli Stati Uniti compromessa
Anche se Trump fosse costretto a ritrattare tutto quello che ha detto in queste tre settimane, ormai lo ha detto, e la perdita di credibilità degli Stati Uniti sembra ormai essere definitiva
Manlio Graziano
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Capita spesso che agli analisti geopolitici venga posta questa fatidica domanda: «Cosa succederà adesso?», oppure: «Come andrà a finire?». Certo, «il pubblico da casa» vuole saperlo, e a volte aspetta la risposta con ansia.
Ma chiunque risponda con sicurezza e in modo univoco nella migliore delle ipotesi tira a indovinare, nella peggiore dice quello che «il pubblico a casa» o il giornalista vogliono sentirsi dire.
Qualunque sia l’oggetto della domanda, una risposta netta e univoca è impossibile. Solo l’aritmetica offre risposte univoche; la matematica un po’ meno, la fisica ancora meno, la biologia e la medicina, poi, non ne parliamo.
La politica, e in particolare la politica internazionale, si distanzia dalle scienze esatte perché esatta non è, è l’esito di una successione di processi che si intersecano tra di loro disordinatamente e di fattori materiali e immateriali, a volte anche casuali, che entrano in gioco in modi e tempi impossibili da prevedere e tantomeno da preordinare.
Nei mesi a cavallo delle elezioni presidenziali americane di novembre mi è stato chiesto più volte cosa sarebbe successo con una presidenza Trump.
Di una cosa ero sicuro, ma quella cosa si innestava in un fascio di possibilità talmente ampio che ogni previsione diventava impossibile; si potevano solo avanzare delle ipotesi, come sempre, ma talmente distanti tra di loro che alla fine il risultato era lo stesso.
La cosa di cui mi sentivo sicuro era che Trump avrebbe seminato il caos; il fascio di incertezze riguardava in primo luogo la tenuta del sistema dei checks and balances americano – i contrappesi istituzionali e extraistituzionali che limitano e controllano i tre poteri classici – e poi le reazioni dei mercati e degli altri attori internazionali.
Anche se ovviamente è presto per tirare conclusioni, a meno di un mese dall’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca possiamo avere qualche indizio di possibile risposta.
Fuori controllo
La prima è che i checks and balances non stanno funzionando. Sembra che nessuno sia in grado o abbia voglia di tenere sotto controllo l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) di cui è affetto il presidente, e tantomeno di porvi rimedio.
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