Appunti - di Stefano Feltri

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Le prede nel tempo dei predatori

Il nuovo libro di Giuliano Da Empoli certifica, con un certo compiacimento, il ritorno alla normalità dei forti che si impongono sui deboli. Non spiega, a noi deboli, come reagire

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Stefano Feltri
set 29, 2025
∙ A pagamento

Il legittimo pessimismo sulla natura umana, che accomuna Giuliano Da Empoli a Machiavelli, non deve per forza implicare rassegnazione sul modo di organizzare le nostre società e di distribuire il potere

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Molto bello il nuovo libro di Giuliano Da Empoli, poi è così breve che non ci sono scuse per evitare di leggerlo. Ma arrivi in un attimo alla fine di quelle 116 pagine e ti chiedi: d’accordo, questa è decisamente L’ora dei predatori, come da titolo. E quindi? Noi prede potenziali, come possiamo sopravvivere? Come dobbiamo adattarci?

Questo il libro di Giuliano Da Empoli appena pubblicato per Einaudi non lo spiega. Non sembra essere tra gli interessi dell’autore che, anzi, racconta l’ascesa dei nuovi Cesare Borgia, degli oligarchi brutali che pongono fine all’età “degli avvocati” con quel misto di distacco e morbosità tipico di chi racconta un incidente stradale tragico al quale ha assistito da vicino.

Solo che in questo caso l’incidente stradale mortale è quello delle nostre democrazie liberali che si schiantano contro i “predatori” in ascesa. Il libro offre intuizioni, aneddoti efficaci, sprazzi di riflessione. Ma nessuna risposta, nessuna speranza.

Sembra quasi che l’unica scelta razionale, di fronte ai nuovi padroni, sia la sottomissione. E che il libro voglia spiegare a chi non le ha capite quali sono le nuove regole del gioco. In modo che non si affanni inutilmente: hanno già vinto i cattivi, vincono sempre loro, se per una fase abbiamo pensato il contrario si deve a un irripetibile contesto storico che è finito e a un eccesso di film hollywoodiani.

Ma è così? O questa prospettiva rassegnata si deve al punto di vista dell’autore, che è quello del consigliere del principe, sulla scia di quell’altro fiorentino che tanto spesso cita, Niccolò Machiavelli?

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