La vera crisi è climatica, non energetica
Quella in Iran è l’ennesima guerra fatta (anche) per il petrolio: ma combattere per le energie fossili nel mondo delle rinnovabili è una scelta sempre più assurda
Se descrivessimo gli eventi dei primi mesi del 2026 ci renderemmo conto che è esattamente il mondo di cui parlavano gli attivisti climatici nel 2019: la minaccia climatica, la minaccia geopolitica e la dipendenza dai fossili tutte connesse.
Ferdinando Cotugno
Vista la totale incertezza sugli obiettivi e i possibili sviluppi della guerra in Iran, molte analisi si concentrano sul piano economico per rispondere alla domanda se l’attacco di Stati Uniti e Israele possa causare una nuova crisi energetica, una crisi economica, forse una crisi finanziaria.
O magari, nello scenario peggiore, una combinazione tra gli effetti della pandemia nel 2020, con il blocco dei trasporti marittimi nello stretto di Hormuz, e gli effetti della crisi energetica del 2022, con l’aumento improvviso dei prezzi dell’energia che ha scatenato un’ondata di inflazione durata anni.
Il ministro dell’Energia del Qatar Saad al-Kaabi ha detto al Financial Times che i danni del drone iraniano che ha colpito l’impianto di Ras Laffan richiederanno settimane o mesi di lavori e quindi le esportazioni di gas naturale liquefatto saranno rallentate o bloccate a lungo.



