Appunti - di Stefano Feltri

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La politica della denatalità

L’Istat certifica un nuovo calo delle nascite nella settimana della manovra di Bilancio: le misure per le famiglie non invertiranno la tendenza

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Stefano Feltri
ott 25, 2025
∙ A pagamento

C’è una fortissima dimensione culturale in questo cambiamento. Molte vite si sono adattate alla mancanza di figli, e sempre più persone scelgono consapevolmente di non averne. È una questione generazionale: nelle nuove generazioni la vita senza figli è molto più concepibile che in passato

Alessandra Minello

Questa settimana sono successe due cose tra le quali è inevitabile cercare un nesso: l’Istat ha pubblicato i dati sulla natalità riferiti al 2024 e il governo ha presentato la manovra economica per il 2026.

I dati sulla natalità certificano l’ennesimo calo delle nascite: 370.000 nati, 10mila in meno nel 2024 rispetto all’anno precedente. Un calo che però non deve stupire visto che, dice l’Istat, è in linea con quello che si registra dal 2008. Ogni anno, in media, nascono il 2,7 per cento in meno di persone rispetto all’anno precedente.

C’è un effetto palla di neve nella demografia: se ogni anno nascono meno bambine, è inevitabile che ci saranno meno donne adulte in grado di partorire. E dunque ogni bambina che non nasce è anche una madre mancata, dalle statistiche sparirà lei e tutti i suoi potenziali discendenti.

Secondo l’Istat, il 75 per cento del calo demografico è spiegato dalla riduzione progressiva del numero di donne tra i 15 e i 49 anni, cioè considerate in età riproduttiva. E quelle rimaste non sembrano avere alcuna intenzione di avere così tanti figli da compensare il numero di madri mancanti.

La fecondità, cioè il numero di figli per donna, ha iniziato a calare negli anni Settanta, sotto i 2,1 figli in media per donna, che è il tasso di sostituzione della popolazione. Quindi, da allora, e non da oggi, siamo in pieno inverno demografico.

I secondi figli calano un po’ più in fretta dei primi (-2,9 per cento), a dimostrazione che le famiglie allargate sono sempre meno compatibili con stili di vita e vincoli economici.

La sintesi dell’Istat è questa: “Persistono le difficoltà tanto ad avere il primo figlio quanto a passare dal primo al secondo. I fattori che contribuiscono alla contrazione della natalità sono molteplici: l’allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l’uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla”.

La legge di Bilancio 2026 interviene con quello che Fratelli d’Italia celebra come uno sforzo “record” su famiglia e natalità quantificato in 1,6 miliardi di euro.

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