INCHIESTA - La Difesa della nostalgia
Una deputata del partito di Giorgia Meloni, Paola Maria Chiesa, coltiva i riferimenti alle glorie fasciste per piacere ai militari in un progetto culturale e politico che dura da anni
Se Paola Maria Chiesa porta nel mondo della Difesa un immaginario di guerra costruito su memoria, eroismo e nostalgia, quanto di questo riflette la linea più profonda del partito Fratelli d’Italia? E quanto riflette la visione della stessa Meloni?
L’evento - domani a Milano
Tra aggressioni militari e diplomazia al limite, il conflitto con la Russia rimette in discussione la sicurezza europea. Nathalie Tocci ci guida in un’analisi lucida sulle prospettive di pace e sulle strategie possibili per l’UE.
Intervista a cura di Stefano Feltri.
Buon pomeriggio,
nei giorni scorsi si è molto parlato del rapporto della destra italiana con la sua storia, di quanto le pubblicazioni e i valori della casa editrice Passaggio al Bosco fossero rappresentativi del progetto culturale e del comune sentire del centrodestra italiano e in particolare di Fratelli d’Italia.
Christian Raimo e Alekos Prete hanno indagato la figura di una deputata del partito della premier, Paola Maria Chiesa, che è protagonista di un vero progetto revisionista che incrocia la memoria della destra post-fascista con l’immaginario e il contesto di quella attuale, in particolare il mondo della Difesa che sembra permeabile a questo approccio revisionista e “anti-antifascista”, come lo definiscono Raimo e Prete in questo lavoro in due puntate.
Vista la copertura della premier a Chiesa e la sensibilità del mondo militare - almeno finora - alle sue attività, possiamo considerare questo progetto culturale ben più di un’iniziativa individuale.
Qui la prima puntata, domani la seconda.
Buona lettura,
Stefano Feltri
Qualche giorno fa per la deputata Paola Chiesa di Fratelli d’Italia è stata aperta un’indagine preliminare per un episodio accaduto nel giugno scorso, da parte della procura di La Spezia.
Chiesa si arrampicò sul pennone della nave militare Amerigo Vespucci per farsi un selfie che poi ripostò sui social. Quelle foto avevano già attirato le contestazioni del sindacato dei militari.
“Salire a riva” si chiama la manovra sull’albero maestro, che è alto come un palazzo di diversi piani.
Il segretario generale del sindacato militare, Luca Comellini, ricorda che questa attività va classificata come lavoro in quota e presenta elevati rischi per la salute e l’incolumità fisica.
È stato chiesto conto al ministero della Difesa e ai vertici della Marina Militare. Non sono arrivate risposte, è scattata la denuncia.
“Per un’attività ad alto rischio come la salita a riva, la legge - sottolinea il sindacato - impone una specifica valutazione dei rischi, l’adeguata informazione, formazione e addestramento del soggetto che esegue la manovra, con particolare riferimento alle procedure per i lavori in quota e su funi, la fornitura e l’utilizzo di idonei Dispositivi di Protezione Individuale e collettiva nonché la sottoposizione del soggetto a sorveglianza sanitaria per l’accertamento dell’idoneità psicofisica alla mansione specifica”.
Non solo, ma il sindacato nell’esposto chiede chi abbia autorizzato due marinai ad accompagnare la parlamentare.
Indaga la Procura, mentre Comellini ricorda che proprio da quell’albero, 13 anni fa, cadde il nocchiere Alessandro Nasta.
Era il 24 maggio 2012, il 29ennne brindisino precipitò schiantandosi sul ponte. Solo dopo la sua scomparsa, la Marina aveva aggiornato i sistemi di sicurezza e i corsi di formazione.
In primo e secondo grado quattro alti ufficiali, per non aver rispettato le norme di legge sul lavoro in quota, sono stati condannati per omicidio colposo.
Cosa c’è di interessante in questa piccola notizia? Che questo attrito tra Paola Chiesa e militari è un inedito.
La deputata, nelle sue manifestazioni pubbliche, dal vivo, sui social, omaggia invece in ogni modo possibile le forze armate, cercando di esserne il riferimento parlamentare e istituzionale principale, con effetti che alle volte risultano grotteschi.
La natura della destra di FdI
Ma la sua attività istituzionale e politica va studiata per tante altre ragioni. Forse non esiste una militante di Fratelli d’Italia più paradigmatica di Paola Chiesa.
Quarantasei anni, nata a Pavia nel 1979, docente di lettere e autrice di numerosi lavori sulla memorialistica militare lombarda, Chiesa aderisce a Fratelli d’Italia fin dalla fondazione e viene promossa nei momenti in cui Meloni ridefinisce l’identità del partito.
Il congresso di Trieste del 2017, con la conferma di Meloni e il cambiamento del simbolo, coincide con l’ingresso di Chiesa nell’Assemblea nazionale.
Alle europee 2014, nella circoscrizione Nord-Ovest, è la donna più votata della lista dopo Meloni.
Nel 2019 Meloni scende a Pavia per fare campagna direttamente con lei, non in astratto ma al suo fianco, in una città che per il partito era un banco di prova.
Quando Chiesa passa a Roma, diventa subito una delle voci riconoscibili di FdI in un settore delicato come la Difesa, segno che il vertice vedeva in lei un profilo utile, allineato e spendibile.
Chiesa diventa consigliera comunale a Pavia dal 2019 al 2022 (anche capogruppo per il partito) e, dal 18 ottobre 2022, è deputata e capogruppo FdI in Commissione Difesa; dal 2023 guida anche il Dipartimento Difesa del partito.
Si definisce “studiosa di storia militare”, frequenta regolarmente ambienti associativi d’arma, è presente a cerimonie militari quasi quotidianamente, e la sua attività sui social è dedicata in modo instancabile alla commemorazione e all’esaltazione delle imprese militari italiane, soprattutto dell’esercito fascista.
Questo porta inevitabilmente a una domanda politica: se Chiesa porta nella Difesa un immaginario di guerra costruito su memoria, eroismo e nostalgia, quanto di questo riflette la linea più profonda del partito? E quanto riflette la visione della stessa Meloni?
La svolta nella sua esibita esposizione pubblica avviene proprio a Pavia. Qui Chiesa intraprende una battaglia politica per apporre una targa a Cesare Mori.









