Il test ungherese
La vigilia delle elezioni che potrebbero segnare la fine di Orbán è l’appuntamento cruciale per il destino dell’Europa e dell’Ucraina. Difficile essere ottimisti
Le aspettative di Bruxelles nei confronti delle elezioni in Ungheria sono senza precedenti. Si tratta di un possibile cambiamento radicale, che avrebbe conseguenze non solo nel breve periodo, ma anche nel lungo periodo, sia per l’Ungheria sia per le relazioni fra Budapest e Bruxelles
Teresa Coratella
La campagna per le elezioni politiche in Ungheria è ormai un affare europeo. Anzi, lo è da mesi, da quando il premier in carica, Viktor Orbán, ha mobilitato i capi di Stato e di governo disposti a spendersi per una sua rielezione: in un video diventato a suo modo celebre ci sono Giorgia Meloni e Salvini, ma anche il premier israleiano Benjamin Netanyahu e la leader di destra francese Marine Le Pen.
Si vota il 12 aprile, ed è un test di rilevanza continentale, forse globale. Per varie ragioni: per la prima volta Viktor Orbán può perdere, nei sondaggi il suo partito Fidesz è dieci punti sotto quello del liberale Peter Magyar, ex esponente di Fidesz riconvertito all’europeismo.



