Il socialismo delle piccole cose
La vera novità nell’approccio di Mamdani a New York è di parlare di cose concrete, difendere la democrazia promettendo soluzioni a problemi reali delle persone comuni
L’adozione dell’intelligenza artificiale soprattutto nelle aziende non è un processo istantaneo. Anche gli scenari più facili da immaginare richiedono tempi di transizione: sostituire gli operatori umani con chatbot che rispondono alle domande più standard dei clienti può essere un processo che prende anni, ristrutturare flussi di lavoro per delegare ad agenti artificiali mansioni oggi svolte da individui è complesso
Mattia Diletti
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Su Appunti è legittimo avere idee diverse e confrontarsi nel merito, l’analisi di Manlio Graziano su Mamdani è molto più critica di quella di Mattia Diletti
La battaglia con Donald Trump è riaperta: in politica conta vincere, e i Democratici - in tutti gli Stati Uniti - hanno fatto “cappotto” (da New York alla California). Zohran Mamdani è LA storia, ma dietro la vicenda di copertina vi sono capitoli diversi che raccontano il complicato risveglio del partito Democratico americano.
Mamdani, in primo luogo, ha vinto le elezioni nel momento giusto, ovvero nel mezzo di una crisi di identità del partito Democratico. Si era detto lo stesso a giugno, dopo le primarie che lo avevano incoronato: ora sono state vere elezioni, ma il tema non cambia.
Si era detto che la crisi di identità non era mai stata risolta dagli anni post-Obama e che nel 2016, con incoscienza, era stato offerto il ritorno dell’establishment clintoniano, in un’epoca in cui non vi era più spazio per le élite della “epoca felice della globalizzazione”: quelle che avevano aiutato il Paese a crescere economicamente, ma che non avevano visto arrivare il rinculo di scelte sbagliate che portarono alla crisi finanziaria del 2007/2008 e a nuove disuguaglianze.
Joe Biden era stato una sorta di compromesso fra vecchie élite della terza via e gruppi emergenti (come i sanderisti), ma anche richiesta di welfare e ritorno dell’intervento pubblico in economia (anche per pensare al dopo Covid).
Questo compromesso non ha prodotto nuove idee e nuova classe dirigente, e si è impantanato di fronte all’uragano Trump (dato politicamente per morto fino al 2022: non lo hanno visto ri-arrivare; soprattutto, non lo hanno saputo fermare).
La vittoria di Mamdani e quella delle neo-governatrici di New Jersey e Virginia, Mike Sherrill e Abigail Spanberger, hanno suggerito una via per riemergere dall’urto della guerra lampo di Trump e della prima classe dirigente “nativa” trumpiana della storia USA: non l’astratto richiamo alla difesa della democrazia - sacrosanto, ma che aiuta poco in un Paese in cui democrazia e istituzioni conoscono un processo di disaffezione popolare senza pari - ma il ritorno dello slogan “it’s the economy, stupid” (quello di Bill Clinton nel 1992, che vinse cavalcando le paure economiche degli americani, anche con un tocco di populismo e isolazionismo: lo si ricorda raramente).
Tutti e tre - un “radicale” e due “moderate” - hanno riagganciato l’identità democratica alla vita quotidiana, al tema del costo della vita e delle ingiustizie che le persone subiscono.
Mamdani con il suo “socialismo delle fognature” ha segnato un punto. Non è populismo - che pure abbonda, come da secolare tradizione progressista USA - ma pura storia americana.
E’ il socialismo municipale delle piccole cose: chi pensa che aumento dell’offerta di servizi pubblici, gratuità e tetto agli affitti non siano una cosa americana… semplicemente non conosce la storia degli Stati Uniti e il suo passato.
Questa narrazione - fenomenale il video della campagna di Mamdani che ricorda il suo debito con Fiorello La Guardia e soprattutto con il socialista lucano-americano Vito Marcantonio - ha aiutato i democratici a uscire dall’angolo degli “out of touch”, quelli che non vedono i problemi degli americani e che danno lezione di comportamento morale all’elettore medio.
Lo stesso vale per la campagna elettorale di Sherrill in New Jersey sul contenimento dei costi delle bollette e per quella di Spanberger in Virginia contro lo shutdown, il blocco della spesa che la maggioranza degli americani addebitano alla rigidità dei repubblicani (che sta danneggiando tanti elettori del suo Stato).
Chissà come deve essere per i Democratici, per una volta, essere considerati di nuovo il partito delle persone comuni…
Queste tre figure, plasticamente, riassumono due questioni relative al partito Democratico: una contingente e una strutturale.
La rottamazione necessaria
Quella contingente è l’assoluta necessità di far emergere una nuova classe dirigente.
Non importa sia radicale o moderata - chi ha più filo da tessere farà egemonia - al partito Democratico serve una “rottamazione”.
I rottamabili sono le Nancy Pelosi, i Chuck Schumer (il leader settantacinquenne dei democratici al Senato) e tutti quelli che in questa fase non sentono il problema di ristabilire una connessione politico-personale con una base sociale di riferimento, come hanno fatto questi tre candidati (alcuni di loro sono ben più giovani di Schumer e Pelosi).
Non è un caso che Nancy Pelosi, proprio ieri, si sia auto-rottamata, annunciando il suo ritiro dalla politica attiva: una decisione forse presa da tempo, ma che assomiglia a un passaggio di testimone proprio perché ufficializzata dopo queste tre vittorie elettorali (alle primarie del suo seggio californiano, che si terranno nel 2026, era stata già ufficializzata la partecipazione di Saikat Chakrabarti, sanderista ed ex strategist di Alexandria Ocasio-Cortez).
La perfida Pelosi, così, ha messo nei guai Schumer e tutta la vecchia generazione che non vuole mollare la presa: ci saranno ripercussioni.
L’elemento strutturale è la natura composita del partito Democratico, a livello sociale, territoriale e ideologico.
Il dibattito pubblico italiano si restringe al “Mamdani può andar bene solo a New York, non fuori”. Come se la sinistra americana volesse clonare ugandesi-americani musulmani da esportare in Alaska e Missouri, per poi sbarcare nelle elezioni di Gela e Rovigo.
La sinistra americana - che oggi è senza dubbio più forte - sa benissimo che il partito è composito.
Lo sanno tutti, e tutti lo descrivono da sempre come una “grande tenda” composta da tante identità razziali, religiose e culturali; da tanti sindacati e diversi settori di impresa e finanza; nonché da tradizioni politico-culturali variegate e radicate in un grande Paese federale.
Ora, composta anche da diverse culture organizzative: Mamdani ha modificato gli equilibri di come si conduce una campagna elettorale “scientifica”, fra digitale e organizzazione sul campo.
Questa elezione, più semplicemente, offre un’idea su come provare a battere Trump: alzare la voce - come fa anche il governatore della California Gavin Newsom, che propone una sua versione di “uomo forte liberal”: è sua l’affermazione “gli americani seguiranno un leader forte che sbaglia, piuttosto che uno debole che ha ragione” - e poi parlare di economia offrendo protezione.
Promettere protezione
Il filosofo liberale Ivan Krastev aveva scritto che, in tempi difficili, gli elettori preferiscono i politici che sudano sempre la maglia, come i beniamini delle curve del calcio, piuttosto che i grandi campioni che possono firmare per qualsiasi altro club stellare appena la squadra affonda.
Il tema della “affordability” - il potersi permettere New York di Mamdani - è esattamente questo: domanda di protezione e impegno per i ceti medi in difficoltà (la nuova merce politica emersa dopo la crisi del 2007/2008, l’aumento delle disuguaglianze e la perdita di sicurezza e status).
A New York, si è trattato di un nuovo patto eletti-elettori basato sulla credibilità di un individuo che ha compiuto 15 giorni di sciopero della fame e subito un arresto per appoggiare i tassisti della Grande Mela, che non riuscivano più a sostenere i debiti contratti comprando la licenza. Dopo questa protesta e una serie di suicidi, i tassisti hanno ottenuto che il debito fosse spalmato: Mamdani ha “sudato la maglia”.
Scopriremo presto se saprà governare: qualsiasi requiem o peana a proposito delle sue politiche pubbliche è talmente prematuro da essere figlio o di un pregiudizio puro o di una cotta politica (nota a margine: il tema del “delivery” è ovviamente decisivo, tanto che le prime figure che sono entrate a far parte della sua squadra di governo, tutte donne, sono amministratrici navigate che provengono dagli anni di Bloomberg, Adams e De Blasio).
Talmente attrattivo, il tema dell’affordability, che anche la governatrice neo-eletta del New Jersey aveva lanciato la sua “affordability agenda”. La questione, quindi, non sarà quella di “chi vincerà” fra moderati e radicali, ma entro quale perimetro si fisserà il compromesso fra le varie anime del partito Democratico, che saranno presto alleate - come nel 2020 - in un’altra battaglia del Bene contro il Male.
Dal punto di vista ideologico, il perimetro assomiglia oggi - grazie alla vittoria di Mamdani - a quello che desidera di più la sinistra americana: per liberarsi dalle accuse di “wokismo” (ormai il termine è stato colonizzato da Trump, divenendo radioattivo) e tornare a un messaggio universale che funzioni in tutti gli Stati Uniti, i democratici hanno già scelto di stare sul tema del costo della vita e dei problemi della vita quotidiana, approfittando della nuova passione di Trump per le guerre, le possibili invasioni (il Venezuela), l’arricchimento individuale e le nuove forme del capitalismo clientelare che sta edificando.
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Beaucoup apprécié cet article avec toutes les explications des deux faces du Parti démocrate. Ce qui me gêne enormément ce sont toutes ces expressions en " anglais".
Dans les pays francophones, ça ne passerait pas....
Merci et bon travail !
Santocielo, grazie! Il cinismo di ieri di Manlio Graziano mi aveva gettata nello sconforto! Pareva improvvisamente che "dire una cosa di sinistra" significasse obbligatoriamente dire balle spaziali. Molto utile questa doppia prospettiva di sguardo.