Appunti - di Stefano Feltri

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Il momento di vietare i social ai bambini

In Australia diventa efficace la prima legge che vieta alle piattaforme di ospitare account di utenti sotto i sedici anni. Un esperimento che può cambiare il nostro mondo

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Stefano Feltri
dic 10, 2025
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L’importanza della scelta australiana è enorme: un Paese di 28 milioni di abitanti diventa un laboratorio sociale. Se i dati dovessero mostrare un miglioramento degli indicatori di salute mentale, capacità di concentrazione, propensione a costruire legami sociali, dei risultati scolastici come conseguenza del divieto di social media per i ragazzini, molti altri Stati potrebbero seguire l’esempio

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In Italia la prima legge antifumo è del 1975, il divieto di intossicare luoghi pubblici con le sigarette e aumentare il rischio di cancro per tutti è soltanto del 2003. Soltanto nel 2012 il divieto di vendita di sigarette e tabacco è stato innalzato dai 16 ai 18 anni.

Dunque potrebbe sembrare un po’ prematura la domanda se sia arrivato il momento di vietare i social media ai ragazzi: in fondo esistono da meno di una ventina d’anni.

Certo, sappiamo che fanno male, abbiamo evidenza scientifica e aneddotica che compromettono lo sviluppo di relazioni sociali sane, sappiamo che la combinazione algoritmica tra profilazione - cioè sapere tutto di te - e raccomandazione - cioè indirizzarti verso quello che non sai ancora di volere - può avere effetti tragici, per esempio spingere verso l’anoressia e l’autolesionismo.

Come il fumo, l’uso dei social media da parte di un minore può dare un’effimera gratificazione ma comporta gravi rischi per lo sviluppo.

Visto che si tratta di bambini o ragazzini, non si può accampare neppure il discutibile argomento che ognuno con la sua salute fa quello che crede (il fumo è un comportamento individuale che ha pesanti esternalità sulla società, specie in un sistema in cui la sanità è in gran parte a carico della fiscalità generale).

Libri come quello di Jonathan Haidt sulla “generazione ansiosa” hanno contribuito a diffondere la consapevolezza che non esiste un uso moderato, responsabile o costruttivo delle piattaforme digitali nell’età dello sviluppo.

E’ un po’ come, appunto, per le sigarette: è chiaro che un undicenne che fuma un pacchetto al giorno è esposto a rischi maggiori che se fuma solo due sigarette al giorno. Ma anche quelle due sigarette gli fanno male, senza alcun dubbio.

Ma i tempi sono maturi per vietare i social?

Il confronto con il fumo

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