Ho iniziato la lettura ma arrivato a “Ma come è stato possibile che da firma del quotidiano che fu degli Agnelli, da autore Feltrinelli in pochi anni si sia trovato a pubblicare per l’Antidiplomatico (che propaganda la linea ufficiale dei governi russo e cinese), e a rilasciare interviste per Byoblu” mi sono fermato. Impossibile per me continuare a leggere qualcuno che considera La Stampa, uno dei giornali più faziosi e bugiardi del pianeta, come un punto di riferimento
Ascoltando i podcast di Barbero, ho sentito le analisi del professore D’Orsi, spesso presente anche la voce del giornalista Travaglio. Quest’ultimo credo sia promotore di alcuni di questi incontri. Sono voci che sposano la tesi di una reazione russa provocata dall’espansione della NATO e dell’Europa, e di una presunta russofobia degli occidentali. Avergli negato una sala ha accesso ulteriormente la loro convinzione che l’Europa sia cieca e sorda. Non so se D’Orsi coltivasse già l’idea di essere leader politico già in passato. Mi è però difficile comprendere perché un uomo di cultura si spenda tanto per criticare l’Occidente tralasciando l’assoluta mancanza di libertà e democrazia in Russia. Le magagne non mancano da noi, ma possiamo dirlo, scriverlo. Dall’altra parte è rischioso al limite del letale e talvolta oltre. Potrebbe essere accecato dall’ambizione o magari cinicamente consapevole. Mi spiace molto vedere anche Travaglio così schierato.
D'Orsi ed i putinisti, dicono che la Russia ha vinto e l'Ucraina ha perso, più che borbottare da tutte le parti, attendiamo i risultati finali. Personalmente credo che l'informazione in tempi di guerra sia solo censura, pure noi censuriamo pesantemente, negarlo sarebbe ipocrita, per cui censuriamo anche il conflitto russo-ucraino, basta guardare la copertusa asimmetrica del medio oriente, in rete sì vedono decine di carri merkava distrutti nel sud del Libano totalmente censurati per dare l'impressione della vittoria di una parte, concludo piu' che preoccuparmi di dell'orsi mi preoccupo della censura, vi ricordo un titolo epico del Corriere nella WWII: "epica vittoria dell'asse a Tobruk.
Francamente non capisco perché per invalidare le argomentazioni di uno storico invece di mostrarne la inconsistenza si passi direttamente all' accusa di propagandista. Purtroppo pur essendo convinto da decenni che Putin sia un criminale ho vissuto da vicino la crisi ucraina e mi sembra che :
- che le minoranze russofone siano effettivamente discriminate (esperienze dirette)
-che l'espansione a est della Nato sia innegabile,
- che l'ipotesi di una guerra per procura sia difficilmente da escludere a priori, vista la pervicacia con la quale nei primi anni di guerra è stato ostacolato ogni tentativo di trattativa diplomatica.
- che le statue e le celebrazioni per Banderas e altri eroi simili gettino una luce sinistra sul nazionalismo ucraino.
Queste osservazioni non giustificano l'invasione di Putin ma accusare chi rileva queste interpretazioni di essere un Putiniano non mi pare legittimo, e che non aiuti a intravedere una ragionevole via di uscita . Mi piacerebbe capire quali siano le falsità storiche di D'Orsi.
Anche Ammettendo tutte le tue ragioni la questione non si sposta di un millimetro secondo me, perchè la guerra in atto riguarda una visione del mondo e dell essere nel mondo.
Perché uno che partecipa alle attività di propaganda di Putin, dalle tv di propaganda e agli eventi di propaganda, si auto certifica come propagandista. Non come storico
Da quando, tanti anni fa, ho scoperto che i cowboy non erano i buoni, e i vietcong o i palestinesi resistenti alla occupazione non erano semplicemente cattivi, come avevo assorbito dalla cultura dominante cerco di porre attenzione alle argomentazioni di tutti e non escludere per appartenenza. Purtroppo mi sembra che ciò stia avvenendo troppo spesso e che manchi un confronto sereno sui fatti e che si allontani in questo modo la possibilità di intravedere una via di uscita.
Premesso che D'Orsi è un filosofo e non uno storico (il che è già indicativo della distorsione con cui questi personaggi si presentano al pubblico) sul punto della espansione a Est della Nato vorrei chiederle: dei popoli che eleggono democraticamente dei Governi che richiedono di essere ammessi per scopi difensivi in una alleanza militare possono farlo oppure no? La Nato ha invaso militarmente qualche paese per costringerlo a fare parte dell'Alleanza? La propaganda putiniana è proprio basata su questo: far intravedere che ci sia stata una "aggressione" alla quale non si poteva che rispondere militarmente trasformando l'aggressore in aggredito giustificato.
Se non partecipasse agli incontri di propaganda russa sarebbe anche una domanda sensata, ma è evidente che il prof. D'Orsi vada al traino delle verità eterodirette, propagandate da un dittatore sanguinario. Se poi vogliamo continuare a fare dei distinguo mentre Putin compra gli intellettuali egoriferiti, per carità, facciamolo pure
Un buon articolo che però dimentica un punto. D’Orsi, fino allora oscuro docente di estrema sinistra autore di saggi noti solo agli accademici, diventa famoso grazie a Giuliano Ferrara, che ne utilizza strumentalmente un libro del 2000 sugli intellettuali torinesi per attaccare Bobbio e il Partito d’Azione. Altro dato da ricordare: D’Orsi, che passa per autorevole storico del movimento operaio, nella prima edizione della sua biografia di Gramsci scrive che Matteotti era il leader degli “ultra riformisti” espulsi dal Psi nel 1912 “su mozione presentata da Benito Mussolini”. Un errore da studente somaro al primo esame di storia contemporanea
Articolo che tratteggia un personaggio evidenziando la difficoltà a capire quale sia la causa e quale l'effetto: le opinioni sbandierate nei talk sono causate da un convincimento ideologico, dal marketing dei direttori di rete che vogliono alzare gli ascolti, dalla vanità di sentirsi al centro dell'attenzione sia pure recitando una parte da macchietta, dal fiuto per un business (c'è un pubblico disposto a pagare per recite e pubblicazioni), dalla ambizione di occupare uno scranno in qualche consesso parlamentare, da finanziamenti esteri per influenzare l'opinione pubblica? L'unica cosa certa è la pessima ombra proiettata sul ceto dei professori universitari.
Ho iniziato la lettura ma arrivato a “Ma come è stato possibile che da firma del quotidiano che fu degli Agnelli, da autore Feltrinelli in pochi anni si sia trovato a pubblicare per l’Antidiplomatico (che propaganda la linea ufficiale dei governi russo e cinese), e a rilasciare interviste per Byoblu” mi sono fermato. Impossibile per me continuare a leggere qualcuno che considera La Stampa, uno dei giornali più faziosi e bugiardi del pianeta, come un punto di riferimento
vera colpa del conflitto è dell’espansionismo della Nato ad Est, Certo
Ascoltando i podcast di Barbero, ho sentito le analisi del professore D’Orsi, spesso presente anche la voce del giornalista Travaglio. Quest’ultimo credo sia promotore di alcuni di questi incontri. Sono voci che sposano la tesi di una reazione russa provocata dall’espansione della NATO e dell’Europa, e di una presunta russofobia degli occidentali. Avergli negato una sala ha accesso ulteriormente la loro convinzione che l’Europa sia cieca e sorda. Non so se D’Orsi coltivasse già l’idea di essere leader politico già in passato. Mi è però difficile comprendere perché un uomo di cultura si spenda tanto per criticare l’Occidente tralasciando l’assoluta mancanza di libertà e democrazia in Russia. Le magagne non mancano da noi, ma possiamo dirlo, scriverlo. Dall’altra parte è rischioso al limite del letale e talvolta oltre. Potrebbe essere accecato dall’ambizione o magari cinicamente consapevole. Mi spiace molto vedere anche Travaglio così schierato.
In italia i putiniani fanno congressi e fondano partiti, in russia gli antiputiniani sono morti o in galera.
D'Orsi ed i putinisti, dicono che la Russia ha vinto e l'Ucraina ha perso, più che borbottare da tutte le parti, attendiamo i risultati finali. Personalmente credo che l'informazione in tempi di guerra sia solo censura, pure noi censuriamo pesantemente, negarlo sarebbe ipocrita, per cui censuriamo anche il conflitto russo-ucraino, basta guardare la copertusa asimmetrica del medio oriente, in rete sì vedono decine di carri merkava distrutti nel sud del Libano totalmente censurati per dare l'impressione della vittoria di una parte, concludo piu' che preoccuparmi di dell'orsi mi preoccupo della censura, vi ricordo un titolo epico del Corriere nella WWII: "epica vittoria dell'asse a Tobruk.
Francamente non capisco perché per invalidare le argomentazioni di uno storico invece di mostrarne la inconsistenza si passi direttamente all' accusa di propagandista. Purtroppo pur essendo convinto da decenni che Putin sia un criminale ho vissuto da vicino la crisi ucraina e mi sembra che :
- che le minoranze russofone siano effettivamente discriminate (esperienze dirette)
-che l'espansione a est della Nato sia innegabile,
- che l'ipotesi di una guerra per procura sia difficilmente da escludere a priori, vista la pervicacia con la quale nei primi anni di guerra è stato ostacolato ogni tentativo di trattativa diplomatica.
- che le statue e le celebrazioni per Banderas e altri eroi simili gettino una luce sinistra sul nazionalismo ucraino.
Queste osservazioni non giustificano l'invasione di Putin ma accusare chi rileva queste interpretazioni di essere un Putiniano non mi pare legittimo, e che non aiuti a intravedere una ragionevole via di uscita . Mi piacerebbe capire quali siano le falsità storiche di D'Orsi.
Anche Ammettendo tutte le tue ragioni la questione non si sposta di un millimetro secondo me, perchè la guerra in atto riguarda una visione del mondo e dell essere nel mondo.
Perché uno che partecipa alle attività di propaganda di Putin, dalle tv di propaganda e agli eventi di propaganda, si auto certifica come propagandista. Non come storico
Da quando, tanti anni fa, ho scoperto che i cowboy non erano i buoni, e i vietcong o i palestinesi resistenti alla occupazione non erano semplicemente cattivi, come avevo assorbito dalla cultura dominante cerco di porre attenzione alle argomentazioni di tutti e non escludere per appartenenza. Purtroppo mi sembra che ciò stia avvenendo troppo spesso e che manchi un confronto sereno sui fatti e che si allontani in questo modo la possibilità di intravedere una via di uscita.
Premesso che D'Orsi è un filosofo e non uno storico (il che è già indicativo della distorsione con cui questi personaggi si presentano al pubblico) sul punto della espansione a Est della Nato vorrei chiederle: dei popoli che eleggono democraticamente dei Governi che richiedono di essere ammessi per scopi difensivi in una alleanza militare possono farlo oppure no? La Nato ha invaso militarmente qualche paese per costringerlo a fare parte dell'Alleanza? La propaganda putiniana è proprio basata su questo: far intravedere che ci sia stata una "aggressione" alla quale non si poteva che rispondere militarmente trasformando l'aggressore in aggredito giustificato.
Se non partecipasse agli incontri di propaganda russa sarebbe anche una domanda sensata, ma è evidente che il prof. D'Orsi vada al traino delle verità eterodirette, propagandate da un dittatore sanguinario. Se poi vogliamo continuare a fare dei distinguo mentre Putin compra gli intellettuali egoriferiti, per carità, facciamolo pure
Un buon articolo che però dimentica un punto. D’Orsi, fino allora oscuro docente di estrema sinistra autore di saggi noti solo agli accademici, diventa famoso grazie a Giuliano Ferrara, che ne utilizza strumentalmente un libro del 2000 sugli intellettuali torinesi per attaccare Bobbio e il Partito d’Azione. Altro dato da ricordare: D’Orsi, che passa per autorevole storico del movimento operaio, nella prima edizione della sua biografia di Gramsci scrive che Matteotti era il leader degli “ultra riformisti” espulsi dal Psi nel 1912 “su mozione presentata da Benito Mussolini”. Un errore da studente somaro al primo esame di storia contemporanea
Giusto punto
Articolo che tratteggia un personaggio evidenziando la difficoltà a capire quale sia la causa e quale l'effetto: le opinioni sbandierate nei talk sono causate da un convincimento ideologico, dal marketing dei direttori di rete che vogliono alzare gli ascolti, dalla vanità di sentirsi al centro dell'attenzione sia pure recitando una parte da macchietta, dal fiuto per un business (c'è un pubblico disposto a pagare per recite e pubblicazioni), dalla ambizione di occupare uno scranno in qualche consesso parlamentare, da finanziamenti esteri per influenzare l'opinione pubblica? L'unica cosa certa è la pessima ombra proiettata sul ceto dei professori universitari.