I rischi dell’egemonia bancaria di Intesa
Dopo il fallimento del progetto di Caltagirone, Intesa innesca un nuovo riassetto del settore per consolidare il proprio ruolo. Non è detto sia un bene
Avremo Intesa più Monte dei Paschi: cioè semplicemente un’Intesa più grande. Intesa è già molto grande; non abbiamo la necessità di rendere ancora più grandi soggetti che sono presenti soprattutto sul mercato nazionale, insistono sulle stesse aree geografiche e fanno più o meno lo stesso business
Ignazio Angeloni
“Abbiamo un modello di business basato sulla gestione e la protezione del patrimonio, ma abbiamo anche una quota di mercato in Italia che può impedirci... (di effettuare) qualsiasi tipo di operazione nel settore bancario e in quello assicurativo, perché abbiamo un problema significativo dal punto di vista antitrust”.
Questa dichiarazione dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina è dell’8 maggio scorso ed è invecchiata molto male, visto che ora Intesa Sanpaolo è impegnata nel tentativo di acquisire il Monte dei Paschi di Siena per ottenere Mediobanca, con la quale la banca senese si stava fondendo, e incamerare così il pacchetto più rilevante per decidere il futuro delle Assicurazioni Generali, cioè la partecipazione pari al 13 per cento del capitale detenuta da Mediobanca.
Il grande riassetto del sistema bancario si può riassumere così: riuscirà Intesa Sanpaolo a eliminare ogni possibile vera competizione dal mercato italiano e consolidare la sua supremazia o emergerà un altro polo capace di mantenere un poco di concorrenza, anche a beneficio dei clienti finali?



