Eterna ma immobile
La premier Giorgia Meloni celebra i tre anni del suo longevo governo, ma i risultati che vanta c’entrano poco con quello che aveva promesso agli elettori - Con analisi di Castellani e Vassallo
In questi tre anni Meloni ha sostanzialmente rinunciato alla maggior parte del suo programma conservatore. Basti pensare all’euroscetticismo, accantonato in favore di buoni rapporti con l’Unione europea e di una politica di bilancio prudente
Lorenzo Castellani
Paola Giacomoni
Oggi l’evento a Roma
Podcast Live: La conquista dell'infelicità
Giovedì 23 ottobre alle 18.30 c’è un’occasione speciale: gli amici di Italia Camp mi hanno coinvolto in una discussione intorno al libro di uno scrittore che stimo molto e che avete letto anche qui su Appunti, Raffaele Alberto Ventura. L’evento è in collaborazione con Einaudi.
Sul sito del governo c’è un file pdf di 68 pagine che riassume i primi tre anni del governo Meloni. È utile soprattutto per capire che percezione ha di sé l’esecutivo e, in particolare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ormai una delle più longeve dell’intera storia d’Italia.
Le prime slide sono tutte per i presunti risultati economici, secondo la solita - pessima - abitudine di tutti i governi di considerare i numeri positivi il risultato di scelte politiche e quelli negativi la conseguenza di un contesto sfavorevole.
Chissà cosa penserebbe di quella presentazione la Giorgia Meloni che nel 2012 ha fondato Fratelli d’Italia come scissione dal Popolo della Libertà per opporsi alle misure di austerità del governo Monti che doveva salvare l’Italia dalla bancarotta.
La Giorgia Meloni del 2025 celebra come i grandi risultati del suo esecutivo il calo del rapporto tra deficit e Pil dall’8,1 per cento al 2,8, l’azzeramento dello spread tra titoli di Stato italiani e francesi, il raddoppio del valore della Borsa dal 2022.
Insomma, Meloni sembra considerare il principale risultato del suo governo quello di aver praticato un’austerità soft che non ha ottenuto grande opposizione popolare (anzi, ha aumentato i consensi) e che ha consentito di avere i conti sotto controllo.
Ovviamente omette da questa narrazione alcuni dettagli cruciali, tipo che nel 2022 deficit e debito risentivano ancora molto delle spese straordinarie contro le conseguenze della pandemia. E che senza i soldi del PNRR portati in Italia dai governi Conte e Draghi, la politica del governo Meloni avrebbe accompagnato il Paese a una recessione da -0,5 per cento del Pil, come si legge nei documenti presentati dallo stesso ministero del Tesoro.
Non proprio tutta la verità




